Covid-19 a scuola, esperti all'attacco: 'Azzolina dà i numeri, dice cose senza senso'
Covid-19 a scuola, esperti all'attacco: 'Azzolina dà i numeri, dice cose senza senso'

Covid-19, contagi a scuola. Chi ha ragione? La ministra Lucia Azzolina, in un video messaggio diffuso su Facebook, ha snocciolato dati ‘irrisori’, pari allo zero virgola in merito ai casi positivi di coronavirus all’interno degli istituti scolastici. Gli scienziati, però, non sembrano essere d’accordo con la ministra dell’Istruzione. 

Covid-19, scienziati attaccano ministra Azzolina: ‘Dichiarazioni per fare propaganda, altro che corretta informazione’

I dottori in Fisica e divulgatori Giorgio Sestili e Francesco Luchetta, addirittura, hanno scritto: “La ministra dà i numeri e dice: ‘La scuola non ha avuto un impatto sull’aumento dei contagi se non residuale’. Ci domandiamo che senso abbia comunicare statistiche di questo tipo e in particolare dare la percentuale del personale scolastico che ha contratto il virus dopo appena due settimane di attività. Ci chiediamo se simili dichiarazioni non vadano più nella direzione della propaganda che in quella della corretta informazione”.

Covid-19, contagi a scuola: ‘Non possiamo sapere chi si è ammalato a scuola e chi a una festa’

Enrico Bucci, biologo e professore alla Temple University di Philadelphia, è stato interpellato dal quotidiano ‘Repubblica‘: “Dopo due settimane non si può parlare di effetto né negativo né positivo, semplicemente non si può parlare di nulla. Il periodo di osservazione è così breve che non c’è fisicamente il tempo per trarre delle conclusioni.’ 

Bucci: ”La ministra ha fatto un azzardo, anzi, ha detto una cosa senza senso’

‘La popolazione studentesca è una parte della società che si comporta come la popolazione nel suo insieme, nessuno oggi è in grado di dire se quei positivi si sono ammalati a scuola o all’esterno. Dentro il campione offerto dalla ministra, c’è di tutto: così, non possiamo sapere chi si è ammalato a scuola e chi a una festa. E’ probabile che le misure prese negli istituti scolastici servano davvero e possano essere applicate con successo, ma rivenderle in questo modo non serve a capire né a costruire politiche anti-Covid’.