Riforma pensioni: Quota 92
Riforma pensioni: Nannicini ripropone Quota 92

Con l’avvicinarsi della scadenza di Quota 100, si torna nuovamente a parlare della riforma pensioni. Così, il senatore Tommaso Nannicini ha rilanciato sui Social la proposta di Quota 92. Ecco cosa prevede.

Riforma pensioni: cosa prevede Quota 92

Nell’attesa del nuovo incontro Governo-sindacati, il senatore Tommaso Nannicini è tornato a parlare di Quota 92 come possibile soluzione all’interno della riforma pensioni.

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Nannicini, direttamente dalla sua pagina Facebook, ha spiegato che con Quota 92 si tornerebbe a guardare i cosiddetti ‘dimenticati’. Vale a dire quei soggetti disagiati, oggi rientranti in Quota 41 o nell’Ape sociale.

Tale misura non sarebbe una vera e propria novità, in quanto il senatore, già nel 2019, aveva sostenuto la necessità di introdurre una pensione flessibile che avesse come requisiti:

  • il compimento dei 62 anni di età (come in Quota 100);
  • il raggiungimento di 30 anni di contributi versati (anziché 38).

A ciò si aggiunge, poi, il fatto di appartenere a quelli che potrebbero essere definiti ‘soggetti deboli’: lavoratori gravosi, disabili e caregivers.

Per chi, invece, non rientra in questa categoria la pensione anticipata dovrebbe diventare accessibile a 64 anni di età.

Il prezzo da pagare sarebbe, però, una penalizzazione sull’assegno più o meno pari a quella apportata per le lavoratrici che attualmente beneficiano di Opzione Donna.

Catalfo: ‘In pensione a 62 anni? Sì ma con meno soldi’

Nel frattempo, la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, alla luce della prossima scadenza di Quota 100, starebbe vagliando comunque l’ipotesi di permettere l’uscita dal mondo del lavoro a 62 anni.

In questo modo, i lavoratori vicini al pensionamento avrebbero una duplice scelta: attendere i 67 anni per la pensione di vecchiaia o lasciare il lavoro in anticipo.

Ovviamente, ci sarebbe un prezzo da pagare: accettare un assegno basato soltanto sul calcolo contributivo e, quindi, più basso.

Attraverso tale sistema, i lavoratori che subirebbero le maggiori penalizzazioni, addirittura fino al 25%, sono quelli con calcolo misto della pensione (contributivo + retributivo).

Occorre, tuttavia, considerare che con il passare del tempo, il taglio derivante da questo sistema sarà sempre più basso, in quanto progressivamente il calcolo retributivo sarà sostituito da quello contributivo puro.

Così facendo, si scoraggerebbe il pensionamento anticipato nel breve periodo, rendendolo papabile solo a lungo raggio. Un fattore al momento molto importante per le casse dello Stato.