ministra Azzolina
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Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviataci dai partecipanti Campani al concorso straordinario per la cattedra di pianoforte.

Lettera alla ministra Azzolina

Cara Ministra Lucia Azzolina,
sono giorni di estrema tensione nel nostro Paese: le diverse categorie di lavoro, ogni giorno, in tutta Italia scendono in piazza completamente in balìa di una disperazione che ormai ci tocca, e sempre più da vicino. Noi, oggi, ci sentiamo strappati di dosso anche la possibilità di raccoglierci in gruppo e poterci far sentire. I contagi aumentano di giorno in giorno.

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La nostra regione è, con la Lombardia, la più interessata: i nostri parenti, perché anche i partecipanti alla prova concorsuale ne hanno, sono risultati positivi al Covid; tra di noi molti colleghi lo sono e, per l’impossibilità ormai delle Asl di intervenire tempestivamente, attendono che gli vengano fatti tamponi o di poter avere i risultati dei tamponi con un’angoscia nuova: esiste la preoccupazione per i figli, per i parenti, per i genitori anziani (un’angoscia che abbiamo conosciuto a Marzo, non bisognerà certo spiegarla) alla quale se ne aggiunge una violenta che il corpo insegnante, già colpito duramente dai vari provvedimenti dai quali si sono trovati fortemente penalizzati in ambito lavorativo, deve sopportare: l’esclusione dalla prova concorsuale. E non per contagio Covid, ma molto meno, per una semplice quarantena fiduciaria a cui, di norma, sono sottoposti i dipendenti della pubblica amministrazione per un qualsiasi sospetto contagio. Lei ci tiene molto alla valorizzazione della Scuola nel nostro Paese: è veramente questo il trattamento riservato ad un docente, magari molto valido, a cui si presenta la vantaggiosa occasione di partecipare ad un concorso così importante? È veramente questo il valore della nostra categoria e, soprattutto, il valore che Lei, in quanto Ministro dell’Istruzione, ci sta dando?

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La nostra lettera, ad ogni modo, non vuole tornare in maniera ridondante sulla solita questione: tutti hanno mostrato enormi titubanze sullo svolgimento del concorso Straordinario in questo momento storico. È pur vero, però, che le televisioni continuano a non parlarne veramente, facendo sì che, al di là dei diretti interessati, molti non abbiano realmente chiaro cosa sta succedendo ed in che modo è previsto lo svolgimento della prova. Ci domandiamo come mai Lei, che il nostro settore lo indirizza, esce sempre fuori binario nel rispondere a domande specifiche. Non centra il punto, cara Ministra, se lo faccia dire con estrema serenità da una fascia di precari del cui parere può certamente fregarsene, vista la valenza che hanno oggi. Ma a noi, nello svolgimento di una traccia concorsuale, verrà chiesto di attenerci alla domanda, senza tergiversare, che è lì che prende forma la comprensione del testo. Le si è chiesto come mai ci fosse l’urgenza di fare oggi questo concorso, nonostante la pandemia, e Lei non può limitarsi a rispondere che le aule ed i laboratori in cui la prova si svolgerà sono messe in sicurezza.

Glielo spieghiamo noi perché questa risposta non può essere bene accolta dai docenti, e dai figli dei docenti, e dai genitori anziani che abbiamo la necessità di assistere ora, nei giorni delle prove ed anche dopo. Glielo spieghiamo punto per punto, parlando della nostra classe di concorso, AJ56 che oggi si sente completamente alla mercè di un Governo che non la tutela e si trova in estrema difficoltà nell’organizzazione di un viaggio che si prevede essere un terno al lotto, sotto ogni punto di vista. Ecco: noi vogliamo semplicemente condividere con tutti quello che sarà l’iter della nostra prova concorsuale, “in tutta sicurezza”. Oggi, oltre a dirlo a Lei, al Presidente Conte, alla Regione Sicilia che gentilmente ci accoglierà, sicuramente benissimo, lo raccontiamo a quelle categorie che, disperate, si stanno chiedendo come mai siano state prese di mira e penalizzate con interventi tanto drastici. Pensando ai teatri chiusi, ai cinema chiusi, ai ristoranti che alle 18 sono costretti a chiudere, raccontiamo che noi siamo una categoria di privilegiati, ai quali il Governo, in accordo con il Ministro dell’Istruzione, da l’occasione di trascorrere tre giorni in Sicilia per lo svolgimento della prova concorsuale. Il concorso si svolgerà in tutta sicurezza, nel corso dei 150 minuti a nostra disposizione. Tutto il resto, il prima, il dopo, ed i disagi conseguenziali ad una serie di restrizioni del periodo e che interessano in particolare il regolare funzionamento delle corse dei mezzi pubblici, non viene menzionato mai.

Noi docenti campani della AJ56 svolgeremo la prova concorsuale a Catania. Non tutti esattamente a Catania, in realtà. Molti di noi dovranno, da Catania, tentare di raggiungere una serie di paesini in cui siamo smistati per motivi di sicurezza. Così noi (un “noi” pieno di individualità, pregno delle preoccupazioni individuali, pieno delle angosce in cui ogni giorno ci stiamo muovendo nel quotidiano per un marito che chiude la sua attività, per un amico disperato perché non sa come fare, per dei genitori allarmati dal bombardamento mediatico circa la gravità del virus) ci siamo decisi ad affrontare le titubanze soggettive, sulle quali non è produttivo soffermarsi laddove si debba affrontare una prova tanto importante, ed abbiamo prenotato voli ed alberghi, sostenendoci l’uno con l’altra e accogliendo in maniera quali tragicomica l’idea che, mentre il paese arresta la corsa, mentre rallenta il passo, noi ci prepariamo ad una mega rimpatriata tra ex studenti di conservatorio che, dopo anni, finalmente si ritrovano. Dove? Sull’aereo per Catania. Per quanto? Per tre giorni, perché questo ci impone la combinazione di viaggio. Tutto definito fino a quando, due sere fa, il 26 Ottobre, in massa riceviamo la stessa mail di cancellazione del volo di ritorno da Catania, previsto per il giorno successivo allo svolgimento della prova. Ci allarmiamo, ma facendo leva sulla capacità di “problem solving” (ci consenta un po’ di ironia), ci mettiamo alla ricerca di nuove soluzioni. Ecco, cara Ministra Azzolina, le soluzioni ci sono: prevedono una soluzione di viaggio tre volte più costosa rispetto alla prima prenotazione, con esplicita dichiarazione, da parte delle compagnie, di eventuali modifiche dovute all’emergenza Covid-19. Che facciamo, prenotiamo? Noi siamo gli stessi docenti ai quali sono state tagliate le gambe, ad ora solo metaforicamente, ad inizio anno con la decurtazione dei punteggi dei titoli artistici. Ognuno di noi ha perso un punteggio maturato negli anni che ha comportato una completa rimescolanza tra i docenti inseriti in graduatoria. Molti di noi, da sempre insegnanti sulla propria materia, oggi non lavorano e si aggrappano, in un momento di disperazione generale, con le unghie e con i denti alla possibilità che questo concorso possa restituire un po’ di dignità, laddove la società continua a calpestarla.

La musica, nei testi che Lei ci fa studiare, pare che debba avere un ruolo centrale nella formazione dello studente, eppure l’alunno che oggi accende la televisione sente che i teatri sono stati chiusi ed il suo docente di pianoforte quest’anno non rientrerà a scuola, non lo accompagnerà nel percorso intrapreso insieme. Ecco, Ministra, si basa un’intera idea di scuola sulla globalità degli ambiti che devono essere investiti, sulla distanza che va presa rispetto all’idea passiva del procedere per concetti che restano sulla carta, eppure a noi sembra palese che Lei, che il mondo dei docenti dovrebbe tutelarlo, si stia muovendo in una direzione completamente opposta. Continua a rincuorarci parlando di fatti di cui non troviamo riscontri nella realtà. Continua a parlarci di un mondo ideale, che non è quello in cui noi oggi ci disperiamo, ci affliggiamo, e ci troviamo soprattutto senza un modo veramente sicuro di rientrare da Catania. Le esponiamo un dato effettivo: noi dovremo sostenere la prova concorsuale il 9 Novembre e, visti gli estremi disagi, non vogliamo essere costretti ad esporci ad altri rischi. La capacità di rivalutazione del proprio intervento rientra tra i primi requisiti richiesti a chi si interfaccia alla società: è richiesta a noi in qualità di insegnanti, nel rapportarci ad un alunno, e non possiamo credere che non sia richiesta a Lei, che investe una carica così importante. Non chiediamo il rinvio della prova, nonostante continuiamo a sostenere che sia deludente che una categoria sia esposta a tutti i rischi annessi ai vari spostamenti da essa determinati, ma chiediamo che ci venga data la possibilità di svolgere la nostra prova nella nostra regione o, comunque, non in una regione così lontana da richiedere un allontanamento da casa di più giorni. Oggi questo Paese chiede di poter riporre fiducia in chi lo gestisce, in chi se ne occupa. Noi, in qualità di docenti, chiediamo a Lei di valutare la nostra comprensibile richiesta e di sollevarci dal pensiero di una politica sorda ai problemi del suo popolo, in un momento di svolta in cui a nessuno più è dato l’agio di esserlo.