La scuola
La scuola continua ad essere un tema caldo. Da giugno il governa tira dritto

La scuola e le scelte del governo su questo importante settore. La politica governativa ha deciso di fare sintesi, ignorando il Cts o portandolo a rivedere alcune indicazioni, l’Inail e studi qualificati.

La scuola, la scelta estiva del governo

La scuola continua ad essere un tema interessante per i massmedia. Il governo pur di riaprire le scuole ha ignorato il Cts (in alcuni casi ha rivisto alcune prime indicazioni), l’Inail e altro. Era nelle sue facoltà farlo. La politica (il governo) è molto suscettibile agli umori della società. Quasi sempre deve mediare e fare sintesi. Quando questo non avviene, allora ci troviamo di fronte a un governo tecnico come quello di M. Monti. Allora era in gioco l’economia, ora, invece un diritto molto più importante come quello della salute (art.32 Costituzione).

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Da giugno il governo ha deciso di non applicare alla lettera le prime indicazioni dei tecnici. Era consapevole che queste erano di difficile attuazione per la carenza del personale scolastico, delle aule e altro ancora. Il tutto si sarebbe concluso con una decisione impopolare: non riaprire la scuola!

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Riaprire comunque la scuola

La continua interazione tra il governo e i tecnici ha portato a dei compromessi, non sempre valutati positivamente dal personale scolastico. È stato abbandonato, infatti il criterio del distanziamento di un metro tra gli alunni (giugno) a favore di quello buccale (agosto). È stato rivisto, inoltre il concetto di “persona fragile” (Documento Inail), non più riferibile alla sola età anagrafica. Il 21 agosto l’ISS ha redatto le linee guida.

In un passaggio si legge: ”Il concetto di fragilità va dunque individuato nelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti (due o più patologie) che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto, anche rispetto al rischio di esposizione a contagio.

Il problema dei trasporti pubblici è stato risolto, passando dal 60% (14 luglio) all’80% (agosto) , con possibilità di consentire la capienza massima, qualora il tragitto sia inferiore ai 15 minuti. L’elenco si chiude con la scelta a favore del test rapido.

Il 3 settembre si leggeva sul “Corriere della Sera“: La diagnosi certa si può ottenere solo con il tampone, ma proprio questo esame rischia di paralizzare il mondo della scuola e con quello il lavoro di tanti genitori. In teoria l’esito è garantito nel giro di 48-72 ore, ma nella realtà, si superano i sei giorni per ottenere il risultato…  Per questo motivo il Veneto e il Lazio hanno deciso di utilizzare test rapidi (meno accurati) per lo screening nelle scuole …“.

L’ultima decisione, molto rischiosa per i piccoli

La politica del governo inaugurata in estate è presente anche nell’ultimo DPCM (4 novembre). il governo ha deciso di mettere in quarantena le superiori, attraverso la Dad (ora chiamata Did), lasciando però aperte le scuole del primo ciclo (primaria e media) e dell’infanzia. Facile intuirne il motivo di quest’ultima scelta.

Decisione che non tiene conto che la scuola, secondo una tabella riassuntiva dei rapporti settimanali approfonditi dell’ISS registra nella fascia tra 0-19 (popolazione in età scolastica) un aumento dei contagi del 496,99%. Il valore è superiore di quattro volte la media generale dei contagi registrati nelle altre fasce d’età.

Presa di posizione che ignora un recente studio dell’Università di Edimburgo, citata da W. Ricciardi, consigliere del Ministro Speranza:”per ridurre l’indice di contagio del 24% è necessario un lockdown, una riduzione del 15% si avrebbe con la chiusura delle scuole…”.

Fin dove si vuole arrivare?

La dichiarazione maggiormennte ripetuta da diversi esponenti politici e non solo è la seguente: “La scuola deve essere l’ultima a chiudere!”.
Questa conduce a scenari inquietanti, se consideriamo lo studio di A. Viola (immunologa) che ha confermato che il contagio nelle scuole va di pari passo con quello del contesto sociale.

Queste sono le conclusioni del lavoro:
1) I dati considerati non supportano un ruolo delle scuole come “moltiplicatorei di infezioni”
2) I dati considerati mostrano che le scuole non sono più protette del resto della comunità
3) Il tasso di infezione scolastica appare seguire quello della comunità circostante
4) La probabilità di infezione in una scuola non è significativamente diversa da quella della società nel suo complesso”
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Lo stesso S. Brusaferro (ISS) conferma che la scuola non è un’isola felice, separata dal contesto. Ha dichiarato: “La curva che oggi abbiamo nelle scuole è analoga a quella generale“.