Riforma pensioni Inps
Riforma pensioni Inps: i 4 pilastri

Negli ultimi mesi, Governo e sindacati hanno dibattuto a lungo sulla delicata questione delle pensioni. Un tema caldo che ha portato anche l’Inps a presentare un’attenta analisi dei dati in suo possesso. Quali sono, quindi, i 4 punti chiave su cui intervenire con la proposta di Riforma pensioni Inps?

Riforma pensioni Inps: la scadenza di Quota 100

In occasione della presentazione del rapporto annuale Inps, il presidente Pasquale Tridico ha affrontato il complesso tema delle prestazioni pensionistiche, soffermandosi sulla scadenza di Quota 100 e sul possibile ritorno alla legge Fornero.

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Questa misura, introdotta nel 2011, aveva cercato di coniugare diversi obiettivi, per garantire la sostenibilità ed equità economica all’interno del sistema previdenziale.

Tuttavia, con il passare del tempo, la legge Fornero ha evidenziato alcune criticità, tra cui:

  • il conseguente tasso elevato di disoccupazione giovanile;
  • una bassa partecipazione al mercato del lavoro nelle regioni del Sud;
  • il gap di genere.

Quali sono gli obiettivi della Riforma pensioni Inps

Alla luce di queste considerazioni e delle conseguenze causate dalla pandemia, anche l’Inps ha presentato la propria proposta per una Riforma pensioni basata su 4 punti fondamentali:

  1. tutela dei lavoratori usuranti;
  2. pensione di garanzia;
  3. copertura dei buchi contributivi;
  4. flessibilità in uscita.

Tutela dei lavoratori usuranti

Il primo punto della Riforma pensioni pensata dall’Inps poggia su un principio di maggiore equità sociale, finalizzato alla tutela dei lavoratori usuranti e gravosi e degli over 60 che hanno perso il lavoro.

In questo senso, l’Inps riconosce nell’Ape sociale una valida soluzione che andrebbe, però, approfondita ed integrata, ma soprattutto resa strutturale.

Pensione di garanzia

Su questo punto l’Inps vorrebbe stabilire un limite oltre cui non scendere, in modo tale da poter garantire ai più giovani un assegno decente, nonostante una carriera precaria e discontinua.

Buchi contributivi

Anche i cosiddetti buchi contributivi sono legati alle carriere discontinue che caratterizzano oggi il mondo del lavoro.

Per questo, l’Inps propone di colmarli attraverso la valorizzazione, senza oneri aggiuntivi, dei periodi di formazione anche ai fini previdenziali.

Flessibilità in uscita

Per quanto riguarda, infine, il quarto punto relativo alla flessibilità in uscita, l’Inps avanza l’ipotesi di valutare sia la riduzione dell’età di pensionamento, sia l’utilizzo di coefficienti più vantaggiosi per i lavoratori usuranti.

Un’altra possibilità potrebbe essere, inoltre, la divisione della quota pensione in una parte retributiva e in una contributiva.

Così facendo, al raggiungimento dei 62 anni di età e dei 20 di contributi, si potrebbe chiedere un’anticipo della pensione solo per la parte contributiva.

L’accesso a quella retributiva scatterebbe, invece, una volta raggiunti i 67 anni.