Scuola, formazione docenti: norma controversa nella Legge di Bilancio 2021
Scuola, formazione docenti: norma controversa nella Legge di Bilancio 2021

Scuola e formazione docenti, una normativa contenuta nel Disegno di Legge riguardante la nuova Legge di Bilancio 2021 sta alimentando polemiche all’interno del personale docente. È l’articolo 165 ad aver suscitato polemiche: vediamo in dettaglio che cosa dice.

Formazione docenti, la norma della Legge di Bilancio che fa discutere

La bozza della nuova Legge di Bilancio 2021, all’articolo 165, indica quanto segue: ‘Il fondo di cui all’articolo 1, comma 125, della legge 13 luglio 2015, n. 107 è incrementato di 10 milioni di euro per l’anno 2021 per realizzare interventi di formazione obbligatoria del personale docente impegnato nelle classi con alunni con disabilità. Detta formazione è finalizzata all’inclusione scolastica dell’alunno con disabilità e a garantire il principio di contitolarità nella presa in carico dell’alunno stesso. Con decreto del Ministero dell’istruzione, da adottarsi entro 30 trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti le modalità attuative, prevedendo il divieto di esonero dall’insegnamento, i criteri di riparto, le condizioni per riservare la formazione al solo personale non in possesso del titolo di specializzazione sul sostegno, la determinazione delle unità formative comunque non inferiori a 25 ore di impegno complessivo, criteri e modalità di monitoraggio delle attività formative di cui al presente comma’.

Obbligo di formazione di almeno 25 ore sul sostegno?

Si tratta di una normativa che sembra andare verso un obbligo formativo per i docenti. La Gilda degli Insegnanti si è già espressa in proposito parlando di proposta inaccettabile, quella di ‘porre un obbligo di almeno 25 ore per tutti i docenti che si trovano impegnati in classi con alunni con disabilità. La formazione è sicuramente importante – ha sottolineato il sindacato – ma in questo modo rappresenta un’incursione sulle prerogative contrattuali ed anche sulle scelte professionali, una sorta di aggiornamento di Stato che non è ammissibile. La formazione deve essere riconosciuta adeguatamente a livello stipendiale nel contratto e non può essere imposta senza esonero dal servizio’.