Pensioni a scuola
La scuola tra boom di pensionamenti e concorsi bloccati

La questione relativa alle pensioni a scuola si trova oggi inchiodata al palo: da una parte sono, infatti, previste per il prossimo settembre circa 27 mila uscite, dall’altra invece c’è il problema dei concorsi bloccati per il Covid. Cosa accadrà, quindi, nel corso del 2021?

Pensioni a scuola: i dati attesi per il 2021

Come più volte anticipato, all’interno del comparto scolastico è previsto nel corso del 2021 un vero e proprio boom di pensionamenti.

Nell’ultimo periodo, accanto a tale previsione, è emersa anche una nuova questione che rende la situazioni nelle scuole ancora più delicata: il blocco dei concorsi a causa della pandemia.

Alla luce di queste novità, i pensionamenti attesi l’anno prossimo nel settore scolastico rischiano di lasciare scoperto un numero ancora maggiore di cattedre. Con particolari ripercussioni soprattutto nel nord Italia.

Tali considerazioni si basano sui dati raccolti dal Miur lo scorso 7 dicembre a proposito delle richieste di uscita dal mondo del lavoro.

La data era stata, di fatto, fissata come deadline entro cui i docenti potevano inoltrare la propria domanda di pensionamento.

Nello specifico, di 27.562 pratiche totali, circa 16 mila sono state quelle presentate con Quota 100, cui si aggiungono altre 7 mila legate al personale tecnico, amministrativo, agli educatori e agli insegnati di religione.

Inoltre, come se tutto ciò non bastasse, ci si aspetta che nei prossimi mesi le richieste di pensionamento nelle scuole possano raggiungere addirittura quota 35 mila.

Il blocco dei concorsi

Tuttavia, a preoccupare il Miur non sono soltanto i dati relativi ai pensionamenti, ma anche il fenomeno dei concorsi pubblici bloccati a causa del Covid.

Al momento sono, infatti, 78 mila i docenti in attesa di essere assunti, che potrebbero ripristinare l’equilibrio all’interno delle scuole.

Da questo punto di vista, però, è difficile prevedere come si evolverà la situazione. Ad ogni modo, è verosimile credere che le tempistiche dei concorsi possano subire ulteriori rallentamenti con l’avanzare della pandemia.

Non stupisce, quindi, che i dati abbiano messo una volta di più in allarme il Ministero, specialmente per ciò che concerne la situazione del nord Italia dove si concentrano circa i due terzi di tutte le cattedre vuote.