Scuola
Scuola, il Covid ha fatto riscoprire la scuola. Da proteggere non solo adesso, ma anche in futuro

Scuola, l’emergenza sanitaria ha fatto comprendere la sua funzione strategica. Interessante l’iniziativa del Mi. Occorre però andare oltre la contingenza, ipotizzando un diverso modello di scuola.

Scuola e liberismo un rapporto difficile

Scuola, prima dell’emergenza sanitaria era una voce abbinata al risparmio, all’ottimizzazione delle risorse. Al netto delle dichiarazioni e delle promesse verbali gli investimenti erano contenuti.
Si percepiva che la scuola (stessa sorte la sanità) non apparteneva alla società che aveva sposato il pensiero liberista. Era considerata un corpo estraneo dal quale prelevare risorse economiche (La Riforma Gelmini ne prese 8 miliardi). In sintesi il pensiero liberista e la scuola non sono mai stati compagni di viaggio. Questo stato è caratterizzato dal con o accanto. Il loro rapporto, invece è stato determinato dalla contrapposizione, dallo stare uno di fronte all’altro. A. Barbero ha ben sintetizzato questo scenario: “Intanto, io direi non dieci, ma venti o venticinque anni fa: l’aggressione è cominciata allora. Le cause sono: a livello immediato, la svolta a destra della politica italiana… l’ideologia unica del profitto, l’esaltazione dell’imprenditoria come sale della terra. ” (intervista a Oggiscuola).
Un anno fa L. Fioramonti fu costretto alle dimissioni, perché non era riuscito a convincere il Governo giallo-rosa ad investire tre miliardi per la scuola.

Scuola, la riscoperta della sua funzione strategica

Indubbiamente l’emergenza sanitaria imposta dal Covid rappresenta una rottura rispetto al passato. Si è imposto un nuovo rapporto con la scuola. Questa ora è accolta, coccolata, si tenta di preservarla da possibili lockdown. Si comprende che non è più possibile ripetere a livello generalizzato la chiusura del periodo marzo-giugno. Gli effetti sarebbero devastanti per la formazione. Questi sono solo stimati in quanto le prove Invalsi sono state di fatto cancellate e questo ci ha privato” dello strumento per misurare il calo degli apprendimenti degli studenti nel 2020, paragonandone i risultati con quelli delle generazioni precedenti. Nel frattempo, le analisi in altri Paesi suggeriscono perdite di apprendimenti di circa un terzo per la lettura e della metà per matematica: per l’Onu una vera e propria «catastrofe educativa». (Il Sole 24Ore 17 agosto)
Ecco il senso dell’opposizione della Ministra Azzolina alla chiusura generalizzata ben espressa in questa ultima dichiarazione: ”le scuole sono ancore di sicurezza. Ed aggiungo di salvezza oltre che di sicurezza. …Lo dobbiamo ai nostri  ragazzi perché il futuro con loro non possiamo metterlo tra parentesi. E la politica se vuole fare bene deve proiettare lo sguardo oltre” (18 dicembre).

La storia cammina con le sue gambe

Da qui l’interessante iniziativa del Mi di pubblicare un video dove alcuni alunni chiedono agli adulti di proteggere la scuola. Non a parole, ma con atti e decisioni concrete da realizzare durante il periodo natalizio.
Pur lodevole la proposta evidenzia un punto debole: la protezione è legata all’emergenza sanitaria.
Il Covid ha messo in evidenza le criticità del nostro Paese, dovute alle politiche di corto respiro che hanno tagliato in due settori vitali: la sanità e la scuola. Da questa emergenza abbiamo compreso che la storia ha le sue gambe. I suoi sviluppi sono indipendenti dalle nostre elaborazioni. Le previsioni non sono mai affidabili perché è sufficiente un microrganismo per far saltare tutto.
A sostegno di questa concezione della storia non più lineare e razionale arriva il monito dell’OMS: “il mondo dovrà imparare a convivere con il Coronavirus e, anche se la pandemia di Covid è stata molto grave, non è necessariamente quella più grande. Potrebbe cioè non essere la peggiore che vivremo.

Occorre un altro modello per proteggere la scuola

E’ urgente quindi uscire dallo stato emergenziale per assumere decisioni che vanno oltre questo periodo. In altri termini occorre pensare a un modello di società e nella fattispecie di scuola che abbia qualche possibilità di resistere alle imprevedibilità della storia. La scuola pre-Covid ha mostrato tutte le sue fragilità: classi pollaio, edifici vecchi e non sicuri, personale scolastico non sufficiente, assenza di un presidio medico presso ogni istituzione scolastica, arretratezza tecnologica…
I dibattiti e i ragionamenti sono prevalentemente schiacciati sul presente. Si parla poco della prospettiva anche quella a medio termine. Ad esempio, quale modello di scuola di intende proporre già dal prossimo anno?
Il Recovery Fund e Next Generation EU mette a disposizione risorse per investimenti post-Covid. Quindi andranno bene per costruire, ammodernare gli edifici scolastici, ampliare la rete… Per il ritorno del medico scolastico, l’assunzione di personale scolastico e il superamento delle classi pollaio occorrono risorse (spese correnti) a lungo termine che devono essere trovati internamente. Qualche segnale giunge dalla nuova legge di Bilancio. E’ l’inizio di un cambio di passo?