Supplenti Covid, altro che Recovery Fund: è frustrazione stipendi
Personale Covid, stipendi NoiPA in arrivo: quali e quando

Non è una novità che gli stipendi degli insegnanti in Italia siano tra i più bassi in Europa. E nulla, o poco, si è fatto in questi anni per migliorarne la retribuzione.

Indipendentemente dal ministro dell’istruzione di turno, non si è mai smesso di parlare di aumento, ma concretamente i docenti non hanno ancora visto miglioramenti.

Ad affrontare la questione degli stipendi del personale docente è stato stavolta Giuseppe Conte, ammettendo che non siano effettivamente alti.

Conte: ‘Potremmo fare e dovremmo fare di più’

Nella Conferenza stampa di fine anno con il Consiglio Nazionale dell’ordine dei Giornalisti, il Premier Giuseppe Conte ha risposto ad una domanda rivoltagli proprio sugli stipendi degli insegnanti, affermando: “non sono alti, potremmo fare e dovremmo fare di più”.

Un impegno a rivedere la retribuzione dei docenti? In merito non è stata fatta alcuna promessa ma solo una innegabile constatazione.

Il Presidente del Consiglio ha poi affrontato il tema della qualità dell’insegnamento: “stiamo cercando di lavorare anche sulla qualità dell’insegnamento. Per fare un esempio, con il piano pluriennale che immetterà 25 mila insegnanti di sostegno, avremo un progetto qualificante che migliorerà la qualità della vita degli alunni con disabilità

È un grande segnale che diamo al comparto scuola che tradizionalmente su questo fronte non è negli standard più elevati del mondo occidentale”.

La risposta di Marcello Pacifico (Anief)

Sul punto non è mancata la risposta di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Come ha riportato il portale Orizzonte Scuola, nel comunicato del giovane sindacato, ecco il commento a quanto dichiarato dal Premier:

“Non si può parlare di valorizzazione del personale scolastico senza mettere mano agli stipendi, prevedendo quell’indennità di rischio, collegata al burnout tradizionale, che con il Covid è diventata una necessità.

Ci sono Paesi del vecchio continente, come la Germania, dove a fine carriera il compenso di un insegnante è praticamente il doppio dei nostri. Ma il lavoro profuso è lo stesso, anzi in alcuni anni di corsi i nostri docenti fanno anche un orario di lezioni settimanali maggiori.

Sinora si è a malapena messo da parte, con le ultime tre Leggi di Bilancio, una cifra media individuale attorno ai 100 euro a lavoratore pubblico, quindi anche della scuola. Ha ragione da vendere il premier Conte quando dice che serve di più. Quella di incrementare gli stipendi, in media di almeno 250 euro al mese, quindi 3 mila euro l’anno è un’esigenza impellente, che va di pari passo alle azioni da intraprendere contro la precarietà, per l’ampiamento degli organici, la cancellazione dei tagli draconiani della Legge 133/2008. A costo di prevedere finanziamenti aggiuntivi, anche da privati, come pure dal Recovery fund.”