Riapertura scuola, contrordine Emilia Romagna: Nota USR

Riapertura scuole, infuria la polemica dopo la decisione di molte Regioni di rimandare il ritorno in presenza degli studenti delle scuole superiori. Il noto professore, Giovanni Cocchi, ha postato un lungo messaggio che sintetizza l’attuale situazione che sta vivendo la scuola pubblica italiana.

Giovanni Cocchi su riapertura scuole: ‘Non possiamo nasconderlo, la stragrande maggioranza di noi ha paura’

‘Non possiamo nascondercelo, lo leggiamo nelle nostre chat: la stragrande maggioranza dei genitori, degli insegnanti e pure dei/le ragazz* ha paura – esordisce Giovanni Cocchi – Nelle nostre lotte perché la scuola possa riaprire questo dobbiamo averlo sempre ben presente e cercare di farci capire bene. E’ importante quello che organizziamo, ma altrettanto importante spiegare bene perché lo facciamo.’


‘Finora non abbiamo fatto errori di comunicazione, ma dobbiamo stare attenti a non farne neppure ora seguendo la nostra delusione e incazzatura. Dobbiamo mantenere l‘attenzione per non dare l’impressione di volere minimizzare o dare la possibilità di far percepire messaggi sbagliati. 
La pandemia corre eccome, ci aspettano purtroppo ancora tanti morti e la luce è in fondo ad un tunnel lunghissimo.
I ragazzi il virus non lo prendono a scuola, ma lo possono far entrare a scuola prendendolo sull’autobus, mentre fumano, si abbracciano e chiacchierano prima di entrare a scuola e quando ne escono; e poi portarselo a casa.’

‘I ragazzi devono tornare a scuola il più presto possibile ma solo quando intorno la scuola sarà sicura’

‘Noi abbiamo mille e più motivi per chiedere che i/le nostri/e ragazz* tornino a scuola: perché a casa stanno male, perché perdono il diritto all’istruzione, perché si giocano il loro futuro, perché non possono socializzare, perché non possono innamorarsi e tanti altri fondamentali motivi ancora.
E’ per questo che i/le nostri/e ragazz* debbono tornare il più presto possibile dentro la scuola, ma solo quando INTORNO la scuola sarà sicura. E le nostre manifestazioni servono, devono servire a questo: rendere il di fuori sicuro perché possano tornare dentro luoghi che sono sicuri solo se anche il di fuori è stato messo in sicurezza.


E questo significa trasporti sicuri, bidelli e/o vigili che impediscano assembramenti alle entrate/uscite, che li mettano in fila e li distanzino, che li multino se non stanno capiti (che poi ci pensiamo noi a casa…); che partano screening e tracciamenti di massa ai primi contagi, che si vaccinino gli insegnanti, eccetera eccetera.’

‘Dobbiamo fare un gran casino ma dobbiamo stare attenti a farci capire bene’

‘Dobbiamo fare un gran casino perché se non lo facciamo mentre i/le nostri/e ragazz* se ne stanno a casa, nessuno farà niente se non aspettare che passi “a nuttata”. Dobbiamo fare un gran casino perché l’anno prossimo o alla prossima pandemia non ci si debba ritrovare nelle stesse condizioni. Perché i 20 miliardi del recovery plain siano spesi per diminuire le classi, aumentare spazi ed organici, riavere un medico scolastico; mentre quei 20 miliardi oggi sono indirizzati solo per la digitalizzazione e per formare precocemente al lavoro. 


Ma dobbiamo stare attenti a farci capire bene, cioè “SCUOLE SICURE SUBITO”, non “A SCUOLA SUBITO”. Altrimenti invece che aumentare e far crescere la protesta ce ne perdiamo per strada e ingaggiamo una guerra tra i genitori, i professori ed i/le ragazz*, quando invece dovrebbe essere ovvio e scontato che dobbiamo essere tutti dalla stessa parte.’