Continua a tenere banco la questione scuole chiuse e scuole aperte, questione che aveva già interessato il precedente Ministro Azzolina.
Continua a tenere banco la questione scuole chiuse e scuole aperte, questione che aveva già interessato il precedente Ministro Azzolina.

Chiusure scuole, Tar vs Regioni? Tutto si riduce, come su altri fronti alla presenza di dati. Considerata l’importanza delle scuole la decisione di chiudere o meno deve essere motivata.

Chiusure delle scuole, prove di autonomia differenziata?

Chiusure delle scuole, la decisione non ripete lo scenario di febbraio-marzo scorso. Allora fu il Governo Conte a farsi carico di un provvedimento, che unico nella storia repubblicana, decretò la chiusura dell’intero sistema formativo.
Da allora molto è cambiato. Si conosce meglio il virus, si sono affinati i sistemi di tracciamento. A livello decisionale, però la situazione è divenuta più complessa. E’ emersa l’esigenza di assumere decisioni locali anche più restrittive, partendo però dai dati epidemiologici (decreto legge 33/20 art. 1 comma 16). Ovviamente la scuola, divenuta centrale e luogo di aggregazione non può sfuggire a questa nuova direttiva.
In queste ultime settimane abbiamo assistito a chiusure regionali. Tutte hanno riguardato le scuole superiori, altre hanno chiuso anche le scuole di primo grado come la Campania e la Puglia ( quest’ultima è ripiegata poi in un modello demand).
Siamo di fronte a prove tecniche di autonomia differenziata, che però non aiuta il sistema formativo.

L’intervento della magistratura si concentra sui dati

Lo scenario favorisce il caos, soprattutto se declinato con lo stop and go. La situazione estremamente frammentata, rappresenta “il pericolo più grave per l’unità del nostro Paese e per il nostro sistema di istruzione“(FLC-CGIL). ” Recentemente anche gli studenti hanno evidenziato questo disagio con la richiesta immediata di un ritorno a scuola in sicurezza. Ovviamente senza dimenticare i genitori.
Da qui si sono susseguiti ricorsi alla magistratura amministrativa. Alcuni Tar (Calabria, Emilia Romagna, Calabria…) hanno sospeso le ordinanze di chiusura, perché non fondate su dati scientifici certi. Nulla da eccepire. La magistratura si è mossa nelle more del citato Decreto 33/20. Resta però un’apertura senza dati certi, come affermato da M. Pittoni.

Torna la questione dei dati

Ritorna centrale la funzione dei dati. Come ha affermato A. Crisanti “ non abbiamo dati certi per capire come la scuola impatta sul contagio” (Carta bianca 12.01.21) La soluzione per evitare situazioni d’incertezza la suggerisce sempre A. Crisanti: “Prendere una scuola e fare un tampone a tutti”. Dello stesso parere è Massimo Galli.
Posizione in disaccordo con quanto afferma l’Iss dove si certifica un bassissimo contributo delle scuole al diffondersi dell’epidemia (2%).
Non si comprende, quindi il motivo di una ricerca che ponga fine alla contrapposizione tra gli stessi tecnici tra chi sostiene la pericolosità delle scuole e chi invece esprime parere contrario.
Probabilmente l’assenza di dati certi porta le Regioni ad astenersi dal presentarli, limitandosi “a un generico riferimento ai rischi di contagio derivanti dagli assembramenti fuori le scuole o sui mezzi di trasporto” (ItaliaOggi 19 gennaio 2021).

La Corte costituzionale indica la soluzione legislativa

A questa situazione caotica dove la magistratura rincorre le Regioni, bacchettandole, viene in soccorso la Corte Costituzionale che chiarisce i rapporti tra Stato e Regioni in tempi di pandemia. Qualche giorno fa (14 gennaio) la Massima Corte ha sospeso con una Ordinanza l’efficacia della legge della Regione Valle d’Aosta (deroga autonoma rispetto al penultimo DPCM). Si legge “a pandemia in corso ha richiesto e richiede interventi rientranti nella materia della profilassi internazionale di competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera q, Cost. Gli interventi resi necessari dalla pandemia non rientrano tra quelli nei quali Stato e regioni si spartiscono i compiti, ma tra quelli che spettano esclusivamente al governo, con cui le regioni debbono collaborare“.
Confermata quindi la posizione della FLC-CGIL che nel comunicato riportato si legge anche:” Le scelte sul rinvio dell’apertura delle attività didattiche erano e devono essere del governo. Non si può modificare ogni quattro giorni l’organizzazione didattica per ragioni di posizionamento politico
Ma il Governo Conte, indebolito ha la forza per riprendere in mano la situazione?