Scuola, ministro Bianchi: 'Ecco come ripartiremo a settembre'

Riapertura scuole, ieri sono tornati sui banchi gli studenti delle scuole superiori di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sardegna (nelle percentuali previste): mancano solamente quelli delle scuole superiori della Sicilia, dove il rientro è stato posticipato a lunedì prossimo, 8 febbraio.

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha ricordato come occorra ‘mantenere grande prudenza, ma le famiglie e gli studenti sono ‘ansiosi e felici di questo rientro in classe’. La questione assembramenti fa temere un nuovo innalzamento dei casi, anche se la ministra continua a ribadire come la scuola vada protetta anche fuori dalle aule. Tuttavia, alcune scuole che hanno riaperto da pochi giorni, stanno già richiudendo.

Le scuole riaprono ma alcune sono già costrette a chiudere

In Umbria, come riporta il Corriere della Sera di oggi, martedì 2 febbraio 2021, le scuole secondarie hanno riaperto una settimana fa ma in provincia di Perugia, in 31 Comuni tra cui il capoluogo di provincia, si è deciso di richiudere per 14 giorni, dalle elementari sino alle superiori. La decisione è stata presa dai vertici della sanità regionale unitamente ai sindaci delle zone in cui i casi di Covid-19 hanno superato i 200 casi settimanali ogni 100 mila abitanti. 

In Toscana, una delle prime regioni a riaprire, l’assessore alla Salute Simone Bezzini ha lanciato un’allerta in quanto si è registrato un aumento dei casi nella popolazione soprattutto tra i più giovani, in tutte le province con l’esclusione di Livorno. 

Non sono mancate le proteste e le manifestazioni davanti alle scuole: studenti e docenti continuano a temere un aumento dei contagi. 

Non è un caso che in Puglia, Calabria, Campania e Veneto la scelta finale (se tornare o meno in classe) sia stata affidata alle famiglie: in Puglia 4 studenti su 5 ieri hanno deciso di proseguire con la didattica a distanza. Il presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, non è d’accordo: ‘Non può spettare alle singole famiglie la valutazione del rischio, non hanno gli strumenti per giudicare. Questa è una responsabilità politica che deve essere valutata dall’autorità sanitaria’.