Il Ministro Patrizio Bianchi si era già occupato dei precari nel 2015 con un documento inviato a Stefania Giannini.

Patrizio Bianchi è professore ordinario di economia applicata all’Università di Ferrara e  titolare della Cattedra Unesco “Educazione, Crescita ed Eguaglianza”.

Laureato all’Università di Bologna con Romano Prodi e specializzatosi alla London School of Economics and Political Sciences, in Economia e politica industriale.

Ha insegnato alle Università di Trento, Udine e Bologna, dove tornò come ordinario di politica economica nel 1991. Nel 1998 fondò la Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara, ora Dipartimento di Economia e Management, qualificatosi come Dipartimento di eccellenza a livello nazionale.

Impegni istituzionali

È stato Rettore dell’Università di Ferrara fino al 2010 e Presidente della Fondazione della Conferenza dei Rettori delle Università italiane.

Successivamente ha assunto il ruolo di Assessore alle politiche europee per lo sviluppo, scuola, formazione, ricerca, università e lavoro della Regione Emilia-Romagna. Nel 2010-12 ha progettato e realizzato la riforma della formazione professionale regionale, nel 2012-14 ha gestito il riavvio delle attività didattiche e la ricostruzione delle scuole dell’area colpite dal sisma del terremoto del 20-29 maggio 2012; da 2015 ha coordinato il Patto per il lavoro per lo sviluppo della Regione, da 2017 ha diretto le attività per la progettazione e attivazione del tecnopolo big data ed intelligenza artificiale di Bologna, sede del centro dell’Agenzia europea per le previsioni meteo e del Centro europeo di supercalcolo scientifico.

Cosa diceva a proposito dei precari

Nel maggio 2015 l’allora assessore regionale alla Scuola Patrizio Bianchi inviava al ministro all’Istruzione Stefania Giannini un documento sulla riforma del sistema scolastico, nel farlo menzionava anche i precari:

 “In particolare – scrive Bianchi – non possono essere dimenticati quei docenti, non inseriti nella graduatorie Gae che da tempo prestano un servizio essenziale nelle nostre scuole”. E’ necessario, conclude l’assessore, “contribuire alla buona riuscita di una riforma che ha finalmente riportato l’istruzione al centro dell’azione politica”.