Ordinanze ministeriali Esami di Stato 2020/21: una fotocopia del 2020, riuscita malissimo
Ordinanze ministeriali Esami di Stato 2020/21: una fotocopia del 2020, riuscita malissimo

Come risaputo, sono state pubblicate le Ordinanze ministeriali Esami di Stato 2020/21. Non so se si tratti solo di mancanza di tempo, ma fotocopiare ed incollare quasi gli stessi atti del 2020 della ex ministra Azzolina, a tre mesi dagli esami conclusivi, sembra proprio paradossale. Tutto si ripete ciclicamente, ma questa volta senza una plausibile spiegazione. Che fine hanno fatto le prove scritte in presenza?

Perché, ammettiamolo, senza girarci intorno, si tratta proprio di quello. Le ordinanze, a meno di qualche segno di punteggiatura e qualche aggettivo, sono la copia conforme degli atti normativi pubblicati l’anno scorso, resi pubblici anch’essi quasi nello stesso periodo. L’unica difformità riguarda la presenza dell’alunna/o in sede d’esame, ma tutto il resto?

Se tutte le scuole medie d’Italia, nella maggioranza dei casi, hanno effettuato finora la didattica in presenza, non è comprensibile perché non sia possibile tra poco più di tre mesi svolgere tutte le prove, cosi come avveniva prima del Covid-19, anche in presenza.

Trova le differenze con le ordinanze ministeriali del 2020

Nel 2020 le ordinanze della ministra pentastellata Lucia Azzolina avevano sollevato parecchie polemiche tra gli insegnanti. Prima di tutto per le decisioni contenute al loro interno e soprattutto per la tempistica con le quali sono state rese note, soprattutto ai futuri esaminandi. Già a distanza di tre mesi dall’esame si apprendevano le modalità di svolgimento di un importante appuntamento studentesco che per intere generazioni ha reso insonni molte notti.

Ma facciamo un passo indietro, ritorniamo ad un anno fa. Le decisioni dell’ex ministra dell’Istruzione del Governo Conte 2 avevano un fondamento: tutte le scuole di ogni ordine e grado, in quel momento storico, erano state chiuse mediante un DPCM nazionale, a partire dai primi giorni di marzo 2020.

Si dava avvio con molte difficoltà alla DAD, ancora una modalità didattica nuova e tutta da sperimentare, sia per gli insegnanti che per gli alunni. In ogni caso, quell’emergenza pandemica nazionale oltre che ‘mondiale’ giustificava tutte le decisioni di un Governo privo di visione futura e soprattutto aggrappato ai pareri del tutto vincolanti del famoso Comitato Tecnico Scientifico.

Inutile soffermarsi poi sulla questione “tutti promossi” o sullo svolgimento dell’esame di Stato online, perché un solo articolo non basterebbe! Si può dire solo che si è trattato di un ridicolo siparietto privo di senso e solo utile alla burocrazia dell’emergenza o all’emergenza burocratica, questioni di punti di vista. In ogni caso, si era in una situazione talmente contingente e nuova che nessuno volle provocare inconcludenti e sterili polemiche.

Quest’anno però le ordinanze ministeriali, così come quelle partorite dal nuovo governo Draghi, sono irricevibili dal mondo della scuola che a partire dal primo giorno di settembre 2020 ha dato il massimo per ritornare ad insegnare in presenza.

Ordinanze ministeriali Esami di Stato 2020/21: che fine hanno fatto le prove scritte?

Tutto quello che è stato previsto dalle norme pubblicate oggi dal MI non è affatto giustificato e soprattutto diventa irricevibile per molti insegnanti, quasi sempre inascoltati, da chi si sciacqua la bocca e parla di questo comparto della P.A. (a qualsiasi livello) senza sapere che cos’è davvero la SCUOLA e quali siano davvero le sue difficoltà, i suoi problemi e le sue dinamiche giornaliere.

Non parliamo poi dei tanti sindacati che si occupano di questo comparto, i quali trattano sempre più tutto il personale della scuola come un vero e proprio bancomat. Nessuno riesce davvero a prendere le difese di questi lavoratori, costretti, asserviti, vessati da decisioni politiche calate dall’alto, sol perché è importante incensare le orecchie e gli occhi dei futuri elettori, e ‘spessatamente‘ delle future elettrici.

Non sarebbe stato più giusto programmare tutte le prove scritte, così come avveniva prima della pandemia da Covid-19? In fondo, le classi terze delle scuole medie del nostro Paese costituiscono il 33% delle classi attualmente presenti all’interno degli Istituti scolastici, soglia ben al di sotto dell’attuale 50% prevista fino a poco tempo fa nelle località e nei comuni ricadenti in “zona rossa”.

Svolgere gli esami di Stato in questo modo, diventa assurdo e poco comprensibile, soprattutto dopo i proclami ben auguranti del nuovo Ministro dell’Istruzione, il quale poco più di una settimana fa prometteva importanti sconvolgimenti e cambi di direzione, all’insegna del rinnovamento scolastico.

Se questa è la reale premessa, si fa fatica a vedere un futuro promettente e roseo, all’insegna del “Governo dei migliori“.