riforma pensioni donne
Le richieste dei sindacati sulle pensioni delle lavoratrici

Riforma pensioni donne: ormai da tempo i sindacati sono tornati alla ribalta affinché il Governo riapra il prima possibile i lavori per ridefinire l’attuale sistema previdenziale. Tra le richieste avanzate non mancano ovviamente anche una serie di misure specifiche a sostegno delle lavoratrici. Vediamo di cosa si tratta.

La questione del lavoro femminile

Come anticipato, i sindacati nel corso degli scorsi giorni hanno richiesto un nuovo incontro al ministro del Lavoro Andrea Orlando.

Tra le esigenze primarie su cui discutere vi è innanzitutto la definizione di misure di anticipo pensionistico che possano evitare lo scalone di 5 anni. Problema che andrà a verificarsi dal prossimo anno con la scadenza di Quota 100.

Sempre secondo i sindacati, di fondamentale importanza in questo complesso scenario è, inoltre, la questione relativa alla tutela del lavoro delle donne. Chiamate ad occuparsi non solo della propria carriera, ma anche della famiglia.

È proprio per questo motivo che occorre ripensare quanto prima le misure pensionistiche a favore delle lavoratrici.

Riforma pensioni donne: le proposte dei sindacati

Nell’attuale sistema previdenziale la principale via d’uscita anticipata per le lavoratrici è rappresentata da Opzione donna. Una misura sperimentale fortemente penalizzante che fissa dei requisiti anagrafici e contributivi piuttosto rigidi:

  • il compimento di 58 anni di età (59 per le autonome);
  • il raggiungimento di 35 anni di contributi versati.

Questo sistema, oltre all’importo pensionistico significativamente ridotto, presenta anche una serie di limiti legati soprattutto al calcolo della contribuzione.

Di fronte a questo ben noto problema, i sindacati chiedono infatti al Governo di poter anticipare la pensione per le lavoratrici, sfruttando un altro meccanismo. Quello della Legge Dini, ampliato e rivisto secondo necessità.

Nel concreto, le parti sociali vorrebbero così estendere il periodo di anticipo destinato alle donne, portandolo ad un anno per figlio e coinvolgendo anche coloro che hanno iniziato a versare i contributi prima del 1996.