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Riforma pensioni: cosa accadrà a Opzione donna

Sul fronte della Riforma pensioni si torna a parlare anche di Opzione donna. A tal proposito, tanto le lavoratrici quanto i sindacati stanno avanzando sempre nuove richieste. È forse in arrivo una nuova proroga della misura?

Riforma pensioni: le novità su Opzione donna

Tra le varie proposte in gioco in previsione della prossima Riforma pensioni, si è affacciata ancora una volta la questione relativa alle lavoratrici. In particolare, a proposito di Opzione donna si è tornati a parlare dell’ipotesi di una nuova proroga.

Già da tempo il CODS (Comitato Opzione Donna Social) ha chiesto che la misura di anticipo pensionistico riservata alle lavoratrice fosse riconfermata fino al 2023. Evitando, quindi, il rinnovo annuale che penalizza fortemente le donne.

“Il ‘di anno in anno’ generatore di angoscia, non consente alcuna pianificazione mentre le donne hanno il diritto di vivere in serenità questa stagione più fragile, della propria vita”. Ha dichiarato l’amministratrice del gruppo Orietta Armiliato.

Ma a parlare di misure pensionistiche a sostegno di donne e giovani ci ha pensato recentemente anche il segretario confederale Uil Domenico Proietti. Queste le sue parole.

Le proposte dei sindacati

Come anticipato anche la Uil, tramite le parole di Domenico Proietti, si è espressa ancora una volta in materia di Riforma delle pensioni, in particolare in riferimento alle misure riservate a donne e giovani.

“Bisogna rendere strutturale Opzione donna. Intervenire riconoscendo alle donne un bonus di contribuzione figurativa ai fini previdenziali per il lavoro di cura e la maternità”. Ha dichiarato in primis Proietti.

“A proposito dei giovani è indispensabile invece riprendere subito il tema delle loro future pensioni” ha aggiunto subito dopo.

A tal proposito, il segretario confederale Uil ci ha tenuto a precisare che al momento i sindacati sono pronti ad avanzare una serie di proposte per contenere gli effetti negativi causati da carriere discontinue.

Inoltre Proietti ha anche espresso un parere contrario all’ipotesi della flessibilità in uscita in cambio di ulteriori penalizzazioni.

Questo perché già nell’attuale sistema previdenziale “Il lavoratore, invece di andare in pensione alcuni anni dopo e maturare più contributi, ci va prima e prende di conseguenza leggermente meno”.