Granato: 'Da scuola statale pubblica a servizio a domanda individuale, il passaggio è compiuto'

Per evitare un altro record di supplenze come quello dello scorso anno, l’attuale Governo sta vagliando diverse ipotesi per il prossimo settembre. Da varie fonti di informazione si evince che ci sia la possibilità di avviare un piano di stabilizzazione per coinvolgere i circa cinquantamila insegnanti precari.

Se si ipotizza che, per il nuovo anno scolastico, serviranno oltre sessantamila insegnanti trovare una soluzione è impellente. Per far salire il numero poi, basta tenere conto dei posti rimasti vacanti l’anno precedente, aggiungere gli oltre ventisettemila pensionamenti e le varie esigenze che si possono sempre presentare nel settore.

I funzionari del Ministero della Pubblica Istruzione, partendo dai trend delle assunzioni dello scorso anno, hanno provato a definire l’organico docente: 620.623 cattedre comuni, 106.170 di sostegno e 14.142 adeguamenti alle situazioni «di fatto».

La sola certezza attuale è il concorso straordinario semplificato dal quale dovrebbero essere ricoperte, da precari con 3 anni di servizio, 32mila cattedre. Ma si è ancora in attesa di conoscere i risultati. Se tutti i vincitori dovessero diventare di ruolo quest’anno, il numero di richieste di insegnanti si stabilizzerebbe a 60mila unità. Fino anche a 50mila se si considerano gli inserimenti dalle Graduatorie a Esaurimento. I due concorsi ordinari invece sono ancori fermi per ragioni sanitarie ma, anche se fossero fatti ripartire prima dell’estate, i risultati non uscirebbero in tempo.

Le ipotesi che il Governo sta analizzando per il momento sembrano avere due direzioni. Da una parte si pensa di poter sbloccare la mobilità e terminare il vincolo quinquennale, portando avanti l’eventualità di un corso-concorso per l’inserimento dei precari storici. Se così fosse si suppone che ottengano il ruolo nel 2022/23 dopo un anno di formazione.

La seconda direzione invece è orientata a rinviare di un anno la mobilità e confermare il posto che attualmente occupano gli insegnanti precari.

Date le premesse di queste analisi, è evidente che in questo momento chiunque intenda diventare insegnante deve adeguarsi a tutti i requisiti richiesti dal MIUR. O almeno quanto prima verificare il proprio piano di studi per capire se necessario integrare qualche esame per completare una o più classi di concorso.

In ogni caso, se il proprio obiettivo è quello di ottenere incarichi a scuola, è fondamentale la valutazione del piano di studi. Meglio se effettuata da parte di specialisti del settore, così da evitare errori anche minimi che porterebbero a una definizione sbagliata delle classi di concorso.

Valutare il proprio piano di studi è necessario per calcolare i crediti formativi universitari (CFU) e verificare gli esami sostenuti durante il proprio percorso di studi per quanto riguarda le lauree del Vecchio Ordinamento. Ad ogni esame del piano di studi infatti viene collegato un settore scientifico disciplinare (SSD).

La valutazione del piano di studi e l’ottenimento della classe di concorso completa sono indispensabili per poter partecipare al concorso scuola. È bene far presente che, anche per un solo CFU mancante, non si ottiene la classe di concorso e di conseguenza è impossibile accedere al concorso.

Per cui considerare di farsi valutare il piano di studi da realtà esperte nel settore, come Docenti.it che da oltre sei anni aiuta diplomati e laureati a entrare nel mondo della scuola, potrebbe fare la differenza.

Non solo diventerebbe un’azione semplice e veloce ma portare dei vantaggi! L’analisi professionale del piano di studi, infatti, potrebbe offrire utili suggerimenti sugli esami da integrare magari per una classe di concorso che non si era valutata e potrebbe invece portare più incarichi perché vi è una grande richiesta.

Da un tool gratuito sul sito di Docenti.it si può ricevere una prima constatazione della propria classe di concorso. Sarà comunque la valutazione approfondita da parte di un team di esperti a offrire una visione completa anche per un eventuale percorso da intraprendere.

Tuttavia data la grande richiesta di supplenti che ci sarà a settembre, un’altra soluzione da non sottovalutare è la domanda di Messa a Disposizione. Utile soprattutto per aumentare il punteggio in graduatoria e gli anni di servizio, elementi indispensabili per ottenere in seguito incarichi più lunghi fino al ruolo.

Tramite Domanda di Messa a Disposizione, in breve MAD, ci si rende disponibile per degli incarichi di supplenza negli istituti selezionati. Si possono presentare più domande di diverso tipo e a più province, con alcune limitazioni.

La MAD può essere presentata in autonomia. Basta essere sicuri di compilare perfettamente ogni campo e sezione con dati precisi e certi, altrimenti si viene immediatamente scartati.

Il servizio MAD di Docenti.it offre alcuni plus molto interessanti soprattutto per chi ha davvero bisogno di ottenere incarichi. Innanzitutto la certezza di presentare una domanda correttamente compilata in ogni campo e inviata agli istituti selezionati in 24 ore. Inoltre gli specialisti di Docenti.it sapranno consigliare a seconda dei casi quale tipologia di domanda presentare e in quali province si possono avere maggiori possibilità. E non finisce qui.

Le domande di Messa a Disposizione inviate con Docenti.it sono inserite nell’Elenco Nazionale Supplenti che viene costantemente consultato dai dirigenti scolastici di tutti gli istituti italiani.