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Pensione scuola: come garantire la stabilità del settore

La prossima Riforma pensione riguarderà ovviamente anche il settore della scuola. A tal proposito il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha chiesto di programmare il prima possibile le uscite per garantire in futuro il processo di reclutamento. Ecco cosa c’è da sapere a riguardo.

Pensione scuola: la richiesta del ministro Bianchi

Recentemente anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi si è espresso a proposito del tema pensioni. In particolare, secondo Bianchi per il settore scolastico è diventato necessario “programmare le uscite degli insegnanti”. L’obiettivo sarebbe quello di garantire la stabilità del settore e assicurare il processo di reclutamento.

“Con l’Inps siamo riusciti ad avere per tempo le previsioni di uscita di quest’anno e dei prossimi 10 anni e ci vuole, anno per anno, la possibilità di reclutamento che tenga conto delle uscite per garantire continuità e stabilità”. Il ministro ha, inoltre, ribadito che ad oggi occorre riconoscere il lavoro del docente anche in termini salariali e pensionistici.

In questo senso, ancora una volta, a pagare lo scotto maggiore sarebbero le donne che negli ultimi anni sono tornate ad andare in pensione di vecchiaia quasi come gli uomini, ma con un assegno fortemente ridotto.

La situazione delle donne a scuola

Come anticipato, anche se rappresentano buona parte del comparto scolastico, sono le donne a subire le peggiori penalizzazioni in termini pensionistici. A lanciare l’allarme anche il presidente Anief Marcello Pacifico. “Non si può lavorare una vita, in condizioni precarie per poi ritrovarsi con una pensione da fame”. Ha spiegato. Per quanto infatti le donne rappresentino circa l’80% del settore, esse sono comunque costrette ad accettare un trattamento pensionistico di poco superiore a 700 euro lordi al mese. Mentre gli uomini si attestano, invece, sopra i 1.000.

Stando sempre a quanto ricordato da Pacifico, si tratterebbe di “Donne ipertitolate che, pur di entrare di ruolo, accettano di spostarsi a centinaia di chilometri per poi, a quasi 70 anni, andare in pensione con poco più dell’assegno minimo”. Una situazione drammatica di cui la scuola è solo un esempio. Ed è anche per tutti questi motivi che secondo il presidente Anief occorre introdurre il prima possibile una politica ad ampio raggio che garantisca alle donne stipendi e misure pensionistiche adeguate al loro ruolo.