Calendario scuola, come si ripartirà a settembre? Ipotesi data unica riapertura

Rush finale dell’anno scolastico e docenti ancora nel mirino: questa volta, si tratta delle ‘troppe verifiche‘ imposte agli studenti per recuperare a tutti i costi gli apprendimenti. Come riferisce il ‘Corriere della Sera’, la protesta degli studenti ha assunto una certa dimensione al liceo classico ‘Manzoni’ di Milano.

Studenti protestano contro il numero eccessivo di verifiche: docenti ‘colpevoli’

In ogni caso, non si tratta di una protesta isolata in quanto anche in altre scuole gli studenti hanno puntato il dito contro gli insegnanti, ‘colpevoli’, secondo loro, di aver aumentato esponenzialmente il numero delle interrogazioni da quando si è tornati in presenza.

Il ‘Corriere della Sera’ ha intervistato lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini: ‘Molti insegnanti hanno inteso il rientro a scuola come il momento in cui recuperare a tutti i costi gli apprendimenti, come se non tenessero conto del fatto che c’è una pandemia a livello mondiale: io stesso ricevo e lavoro con dirigenti preoccupati per il comportamento dei propri professori’, ha dichiarato l’esperto e studioso di adolescenti.

Lancini ritiene che il ritorno a scuola dovesse rappresentare ‘un’occasione straordinaria di incontro’. ‘La maggior parte degli studenti – afferma lo psicologo – non aveva un atteggiamento trasgressivo, era contento di tornare a scuola e reincontrare tutti, ma in alcune situazioni si è trovato di fronte ad una rincorsa alla verifica, soprattutto in presenza, che secondo me mal si addice col momento’.
Secondo Lancini, molti prof non sono riusciti a ‘cogliere il momento. Secondo loro, i ragazzi hanno vissuto un anno sabbatico, se la sono goduta, o è stato un anno di iniziative straordinarie, di difficoltà per tutti? – si chiede lo psicoterapeuta – Il ministro Bianchi lo ha detto: prestare particolare attenzione alla relazione, al momento. 


Matteo Lancini distingue gli studenti, tra chi riesce a protestare e chi, invece, per fragilità personali, non riesce ad esprimere le difficoltà finendo per sfogarsi su se stesso con gesti autolesionistici. ‘È il frutto di una delusione davanti alla possibilità di vedere degli adulti che invece di cogliere le disponibilità individuali, vanno in direzione di contribuire ad una situazione di stress. E il rischio di veder sparire questi ragazzi dal radar è enorme. Non bisogna ridurre tutto al fatto che i ragazzi non hanno voglia di far niente’.