ATA Scuola: Ministero dell’Istruzione condannato a risarcire 90 mila euro
ATA Scuola: Ministero dell’Istruzione condannato a risarcire 90 mila euro

Il Tribunale di Foggia con sentenza del 16 settembre 2021 ha condannato il Ministero dell’istruzione al pagamento di 90mila euro a titolo di differenze retributive e risarcimento dei danni nei confronti una Ata della Scuola. Ne hanno dato comunicazione gli Avvocati Chiara Samperisi e Annamaria Zarrelli.

Personale Ata, Ministero condannato al pagamento 90 mila euro ed alla ricostruzione della carriera contributiva

Con sentenza di accoglimento totale del 16 settembre 2021 n. 3143, il Tribunale del Lavoro di Foggia, nella persona della Dott.ssa Lucchetti, ha condannato il Ministero dell’Istruzione al pagamento di circa 78mila euro a titolo di differenze retributive ed al risarcimento del danno computato in 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto (per un totale di oltre 90mila euro) in favore di un Ata ex Co.co.co. della scuola. Il Ministero dell’Istruzione, inoltre, è stato condannato alla ricostruzione della posizione contributiva ed al versamento dei relativi contributi previdenziali.

Dopo anni di precariato, il lavoratore – assistito dagli Avv.ti Chiara Samperisi e Annamaria Zarrelli – ha proposto ricorso contro il Ministero dell’Istruzione per far valere, dinanzi al Tribunale di Foggia, l’ingiustizia della propria condizione lavorativa ed ottenere, di conseguenza, la ricostruzione della propria carriera contributiva ed il pagamento di tutte le differenze retributive maturate quantificate, per ciascuno, in circa 78mila euro.

Contestualmente, inoltre, il lavoratore – attualmente in pensione – ha chiesto e ottenuto nella misura massima consentita il risarcimento del danno per l’illegittima precarizzazione della propria condizione lavorativa durata oltre 15 anni. 

Il ricorrente, proveniente dal bacino dei lavoratori socialmente utili (L.S.U) ed utilizzato nelle scuole statali a cui era stato affidati ai sensi del d.lgs. n. 81/2000 e del successivo D.M. 66/2001, aveva prestato servizio dall’1.07.2001 sino al raggiunto pensionamento, senza soluzione di continuità, presso un Istituto Scolastico in forza di plurimi contratti di collaborazione coordinata e continuativa, svolgendo mansioni di Assistente tecnico amministrativo per trentasei ore settimanali.

Secondo l’intenzione del legislatore l’affidamento di incarichi di Co.co.co. avrebbe dovuto favorire il transito di tali “collaboratori” dal bacino dei lavoratori socialmente utili alla stabilizzazione nei ruoli della pubblica amministrazione.

Ma così non è stato ed il ricorrente ha lavorato sin dal 01 luglio 2001 in forza di contratti solo nominalmente di collaborazione, ma in realtà celanti la sussistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato.

Ebbene, il Tribunale di Foggia, con la magistrale sentenza citata ha riconosciuto la (reale) natura subordinata del rapporto di lavoro svolto dal ricorrente, sancendo il proprio diritto ad ottenere il pagamento delle differenze retributive maturate nel corso del tempo e quantificate – proprio in base ai conteggi depositati dagli Avvocati Samperisi e Zarrelli – in circa 78mila euro.

In particolare, il Tribunale di Foggia ha riconosciuto le richieste avanzate, accertando che “tra il ricorrente e l’Amministrazione Scolastica/MIUR si è costituto un rapporto di lavoro subordinato a termine, stante la reale natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso tra le parti”.

Per l’effetto “condannando il MIUR al pagamento, in favore del ricorrente, della complessiva somma di €78.968,23 dovuta a titolo di differenze retributive, ratei di tredicesima mensilità e compenso individuale accessorio, oltre interessi legali dal dovuto al soddisfo, al versamento dei relativi contributi previdenziali, nonché al pagamento, in favore del ricorrente, al risarcimento del danno commisurato in n. 12 mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del calcolo del TFR”.

Premesso che tale arresto si inserisce nel novero di molti altri precedenti ottenuti su tutto il territorio nazionale, i predetti procuratori esprimono, assieme al lavoratore rappresentato e difeso, grandissima soddisfazione per la pronuncia che si contraddistingue per lampante chiarezza espositiva e linearità della costruzione argomentativa.