Reclutamento docenti, è 'flop' concorsi e così rispunta la chiamata diretta
Reclutamento docenti, è 'flop' concorsi e così rispunta la chiamata diretta

Botta e risposta tra il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP), Antonello Giannelli, e il coordinatore nazionale della Gilda Insegnanti, Rino Di Meglio, a proposito di un argomento che, ogni volta, suscita vibranti polemiche, la cosiddetta ‘chiamata diretta‘ dei dirigenti scolastici.

Chiamata diretta, Giannelli (ANP): ‘Bisogna cambiare le regole sul reclutamento docenti’

In un’intervista rilasciata a InBlu2000, Antonello Giannelli ha sottolineato che nessun concorso è riuscito a garantire l’assunzione di 30mila docenti all’anno, quante ne servirebbero nel sistema scuola. Da qui la necessità di attribuire alle scuole determinati poteri assunzionali.


‘Soltanto così – spiega Giannelli – si riuscirebbe a garantire quel numero di assunzioni all’anno necessarie. Cambiare le regole. Effettuare una sorta di concorsi a livelli di scuola, non come diceva la Legge 107′. Il presidente ANP ha sottolineato come il Comitato di valutazione potrebbe occuparsi della questione.

Rino Di Meglio (Gilda): ‘Assunzione diretta dei docenti è incostituzionale’

Replica durissima, quella del coordinatore nazionale della Gilda Insegnanti, Rino Di Meglio: ‘La pretesa dell’Associazione Nazionale Presidi di consentire l’assunzione diretta dei docenti da parte dei dirigenti è incostituzionale. Nei Paesi stranieri dove questo accade non esiste un sistema di istruzione pubblico statale e le scuole sono enti gestiti dall’amministrazione locale. 

Il problema non è se il sistema dei concorsi basta o meno a coprire il fabbisogno di insegnanti, quanto l’incapacità dell’amministrazione centrale di gestire la complessa e farraginosa procedura concorsuale, che va assolutamente snellita, e la mancanza dei fondi necessari.

Ricordiamo che per nove anni abbiamo subìto il blocco dei concorsi proprio perché mancavano le risorse economiche. L’idea, poi, di organizzare i concorsi a livelli di scuola – ha concluso Di Meglio – è quanto mai inopportuna, considerato l’enorme carico di impegni che già grava sugli istituti’.