Istruzione parentale
Istruzione parentale

Non tutti ne conoscono l’esistenza ma l’istruzione parentale, già esistente da alcuni anni, ha preso sempre più piede durante l’emergenza pandemica. Ed è stato soprattutto il green pass ad aver incentivato questa metodologia legale di impartizione dell’istruzione.

Si tratta di un’alternativa alla frequenza delle aule scolastiche riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, nota, per dirla all’inglese, come “homeschooling“.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Istruzione parentale, in cosa consiste

L’Istruzione parentale o scuola familiare consiste nella scelta dei genitori di provvedere direttamente all’educazione dei propri figli.

Per potersi avvalere però di questa “modalità scolastica” i genitori devono fornire ogni anno al dirigente scolastico una dichiarazione in cui indicano di avere la capacità tecnica o economica per poter provvedere all’insegnamento parentale, come previsto dall’art. 23 del Dlgs. n. 62 del 13 aprile 2017.

In sostanza devono essere in grado di dotarsi di una casa o di una struttura in cui tenere le lezioni, oltre che di insegnanti disposti a collaborare per il raggiungimento dello stesso fine educativo.

Al termine di ogni anno scolastico ciascuno studente deve sostenere presso una scuola statale o paritaria un esame di idoneità all’anno scolastico successivo, fino all’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Genitori e insegnanti scappano da Dad e green pass e si rifugiano nell’Istruzione parentale

Quella dell’Istruzione parentale sembrerebbe essere una tendenza in aumento soprattutto da quest’anno, e soprattutto all’interno del personale docente, come diretta conseguenza all’introduzione del green pass. Una scappatoia lecita per poter sfuggire ad un lasciapassare che costringerebbe a frequenti tamponi chi avesse scelto di non vaccinarsi.

Ad essere sempre più favorevoli nei confronti di questa forma di istruzione sono anche molti genitori, che cercano di sfuggire al sempre più palese ritorno in Dad preferendo un’educazione “casalinga”.

I dati degli ultimi giorni mostrano infatti numeri quasi triplicati di ricorso all’Istruzione parentale, maggiormente concentrati in alcune zone d’Italia rispetto ad altre. I numeri sono forse il risultato di una stanchezza e di una perdita di fiducia in un sistema scolastico che ha dimostrato di non essere all’altezza della situazione emergenziale e che preferisce fondarsi sulla divisione e sulla discriminazione, anzichè sull’inclusione.