La segretaria generale Cisl Scuola, Maddalena Gissi

Reclutamento docenti, i numeri riguardanti le immissioni in ruolo e le supplenze docenti sono leggermente migliori rispetto agli anni passati. Ciò non toglie che siamo ancora ben lontani dai propositi fissati dal Ministero dell’Istruzione. Ne abbiamo parlato con la segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, che ringraziamo per la Sua consueta e puntuale disponibilità.

Assunzioni docenti e supplenze 2021/22, Maddalena Gissi (Cisl Scuola) ha fatto il punto della situazione

Secondo voi, la lotta alla supplentite com’è andata quest’anno? Si poteva fare in più?

‘Partiamo da qualche dato – ha esordito Maddalena Gissi – l’anno scorso si potevano fare quasi 85.000 assunzioni in ruolo, se ne fecero 19.200, coprendo più o meno il 23% delle disponibilità. Quest’anno si è coperto più del 52% dei posti vacanti, assumendo 58.735 docenti, di cui quasi 13.000 attingendo dalla I fascia delle GPS, come avevano chiesto la CISL Scuola e gli altri sindacati.’

Gissi: ‘Assunzioni? È andata meglio ma ancora tanti posti scoperti’

‘È andata dunque molto meglio – prosegue Maddalena Gissi – ma restano comunque quasi 54.000 posti vacanti, più altre decine di migliaia (soprattutto di sostegno cosiddetto “in deroga”) che andranno coperti con altrettante supplenze. Tant’è vero che ad oggi i supplenti annuali o fino al termine delle lezioni già assunti sono oltre 113.000, stando alle dichiarazioni del ministro Bianchi; un numero destinato certamente a crescere, com’è sempre avvenuto negli anni precedenti. 

La segretaria Cisl Scuola cita due considerazioni

‘Se ne possono trarre due considerazioni – puntualizza Lena Gissi – la prima è che lo scarto tra il cosiddetto organico di diritto (cioè i posti che costituiscono la pianta organica strutturale e stabile) e l’organico di fatto (ossia l’organico di cui il sistema ha bisogno per una piena funzionalità alla luce delle sue effettive esigenze) è troppo elevato e andrebbe ridotto, stabilizzando un maggior numero di posti. Se ogni anno si devono attivare così tanti posti in più, vuol dire che il fabbisogno è sottostimato e l’organico di diritto andrebbe quindi incrementato, adeguandolo alle reali necessità.

La seconda considerazione è che un così elevato numero di contratti precari (l’anno scorso quasi 220.000, ma quest’anno si può prevedere che saranno più di 150.000) segnala che siamo di fronte a un fenomeno con caratteristiche strutturali, legato alle esigenze di un sistema nel quale è impossibile lasciare posti scoperti.

Prima ancora di porsi, come pure è doveroso, il problema di dare a quel lavoro una prospettiva di stabilità, come siamo sollecitati a fare anche da raccomandazioni e direttive in ambito comunitario, bisognerebbe comunque riconoscere il notevole valore che l’esperienza di insegnamento accumulata da decine di migliaia di persone, specie se opportunamente sostenuta e orientata da un robusto supporto formativo, può rappresentare per la scuola come fucina di risorse professionali formate e affinate “sul campo”.


La vostra ricetta per il precariato: cosa va fatto, che ancora non è stato fatto?

‘Riparto da quanto ho appena detto – risponde la segretaria Cisl Scuola – ossia che il lavoro precario potrebbe essere inteso come una sorta di “tirocinio su larga scala”, quanto mai congeniale per formare e apprezzare capacità e competenza professionale di chi ambisce all’insegnamento.

Da qui la proposta della nostra organizzazione in tema di reclutamento, nella quale viene riproposto con i necessari aggiornamenti un sistema a due canali, uno dei quali orientato alla valorizzazione dell’esperienza di lavoro precario di cui la scuola ogni anno si avvale in così grande misura; pena il venir meno – non andrebbe mai dimenticato – della possibilità di un suo regolare e ordinario funzionamento.’

Concorsi sì, concorsi no, è tempo di cambiare

‘Da troppo tempo – spiega Maddalena Gissi – il dibattito sul reclutamento rimane costretto nell’assurda diatriba “concorsi sì – concorsi no”, e mai il numero di supplenze è stato così alto come da quando si è dichiarata guerra alla supplentite contrabbandando come unica soluzione percorribile, per selezionare le qualità professionali necessarie alla scuola, quella dei concorsi ordinari.

Da allora si sono banditi concorsi di ogni genere, ma siamo qui a considerare un successo aver coperto con assunzioni stabili poco più della metà dei posti. Uscire dall’ideologia e fare i conti con la realtà è quello che si dovrebbe fare da subito per dare al nostro Paese un sistema di reclutamento degli insegnanti affidabile ed efficace, equilibrato e stabile nel tempo, mettendo fine al “fai e disfa” che ci accompagna senza apprezzabili risultati da anni.

È giusto che alle leve più giovani, ai neo laureati, si dia l’opportunità di accedere all’insegnamento col bando puntuale e regolare di concorsi ordinari: ma lo è altrettanto valorizzare, con un canale di reclutamento appositamente dedicato, le competenze professionali acquisite in anni di lavoro. Si verrebbe così incontro non solo alle attese e ai diritti dei precari – ha concluso Maddalena Gissi – ma anche al bisogno della scuola di investire su risorse di professionalità da essa stessa formate.’