Sempre connessi, è arrivato il momento del diritto alla disconnessione
Sempre connessi, è arrivato il momento del diritto alla disconnessione

A qualsiasi lavoratore spetta il sacrosanto diritto alla disconnessione, alla non reperibilità fuori dal proprio orario di lavoro e a godersi la propria vita privata. Per il mondo della scuola e per i docenti questa regola a quanto pare viene sempre violata.

Superati i limiti del diritto alla disconnessione: i docenti sono sotto stress

Negli ultimi due anni la situazione su questo versante si è evoluta in senso assolutamente negativo. I docenti arrivano ad essere connessi 18 ore al giorno, quasi 365 giorni l’anno.

Il numero delle interazioni e connessioni social (WhatsApp o Telegram) aumenta a dismisura ogni anno, e si arriva ad essere presenti in oltre 15 gruppi digitali, con le conseguenze che tutti noi possiamo immaginare.

Il problema non ha trovato riscontro solo in Italia. La questione si sta discutendo anche fuori dai confini della nostra Penisola. Diventa difficile regolamentarlo, ma adesso è giunto il momento per porre un deciso freno alla dilagante questione che investe, così come la scienza ha dimostrato, la sfera della salute della persona.

Sarebbe dimostrato infatti che il costante impegno mentale, in luogo del rispetto dei ritmi più naturali dell’alternanza pausa e attività lavorativa, provoca problemi gravi alla salute.

Già nel 2006, in Francia, attraverso una norma (la Loi du Travail) viene imposto alle imprese con più di 50 dipendenti l’obbligo di prevedere – già nel contratto aziendale – il diritto dei lavoratori a disconnettersi fuori dall’orario di lavoro.

Anche in Germania si è discusso questa tematica. In questo caso sono state le stesse aziende, in ordine sparso, ad attivarsi prevedendo nei contratti collettivi alcune specifiche regole circa la possibilità di spegnere ogni device, autorizzando il dipendente a non rispondere ai messaggi e alle comunicazioni nei giorni di festa o nelle ore dedicate alla propria vita privata.

Insomma, la questione è delicatissima e richiede parecchia attenzione soprattutto dal punto di vista politico. Occorrerebbe una norma ben specifica, attesa soprattutto da parte del Ministero dell’Istruzione.

L’elenco dei gruppi (presenti in oltre 15 gruppi social)

Per concludere, abbiamo cercato di raccogliere ed elencare i gruppi social di cui spesso un docente fa parte. La quantità è commisurata agli impegni del docente, alle attività a cui partecipa e al numero delle scuole in cui si presta servizio:

  • Gruppo delle comunicazioni ufficiali della scuola (se un docente svolge il proprio servizio in più scuole questo numero varia in base al numero delle Istituzioni scolastiche interessate);
  • Gruppo dei Dipartimenti (il numero varia in funzione del numero delle scuole in cui il docente presta servizio);
  • Gruppo delle Funzioni Strumentali;
  • Gruppo dello Staff di Dirigenza;
  • Gruppo dei docenti della Scuola Secondaria/Primaria/Infanzia;
  • Gruppi dei Docenti appartenenti ai singoli Consigli di Classe;
  • Gruppo dei PON (Varia a seconda del numero);
  • Gruppo RAV;
  • Gruppo PDM;
  • Gruppo PTOF;
  • Gruppi GLO (il numero è funzione degli studenti disabili);
  • Gruppo della Redazione del Giornalino dell’Istituto;
  • Gruppi degli alunni delle singole classi per eventuali comunicazioni o per la DDI (questo numero arriva spesso a 9).

Questa situazione è nota oramai da tempo ai Dirigenti Scolastici. La loro consapevolezza è finalizzata al raggiungimento dei loro scopi che nulla hanno a che fare con la compromissione dello stato di salute del lavoratore.

Occorre dunque una legge che imponga al più presto il divieto assoluto a questa pratica ed eventualmente l’irrogazione di specifiche sanzioni pecuniarie nei confronti dei Datori di Lavoro, così da porre fine a questa velata situazione che non trova nessuna logica, se non quella di vessare costantemente il lavoratore anche fuori dal suo orario di lavoro.

La politica intervenga immediatamente!