stipendi
Soldi arrotolati

Il rinnovo contratto scuola (e il conseguente ed auspicato aumento stipendiale) rappresenta una delle questioni più urgenti da affrontare: i sindacati, in attesa dell’atto di indirizzo dell’ARAN, rivendicano la necessità di un adeguamento corposo degli stipendi dei docenti e del personale ATA ma le cifre, stando a quanto previsto dalla bozza della nuova Legge di Bilancio 2022, non dovrebbero raggiungere le tanto auspicate ‘tre cifre’. Vediamo perché.

Legge di Bilancio 2022, ecco le risorse che saranno stanziate per il rinnovo dei contratti pubblici

Nella bozza della Legge di Bilancio, all’articolo intitolato ‘Misure in materia di applicazione dei rinnovi contrattuali‘, si legge quanto segue: ‘Per il triennio 2022-2024 gli oneri posti a carico del bilancio statale per la contrattazione collettiva nazionale in applicazione dell’articolo 48, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e per i miglioramenti economici del personale statale in regime di diritto pubblico sono determinati in 310 milioni di euro per l’anno 2022, in 500 milioni di euro a decorrere dal 2023.

A valere sui predetti importi si dà luogo nelle more della definizione dei citati contratti collettivi nazionali di lavoro e dei provvedimenti negoziali relativi al personale in regime di diritto pubblico, in deroga alle procedure previste dalle disposizioni vigenti in materia, all’erogazione dell’anticipazione di cui all’articolo 47-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e degli analoghi trattamenti previsti dai rispettivi ordinamenti, nella misura percentuale, rispetto agli stipendi tabellari, dello 0,3 per cento dal 1° aprile 2022 al 30 giugno 2022 e dello 0,5 per cento a decorrere dal 1° luglio 2022.

Tali importi, comprensivi degli oneri contributivi ai fini previdenziali e dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, concorrono a costituire l’importo complessivo massimo di cui all’articolo 21, comma 1-ter, lettera e), della legge 31 dicembre 2009, n. 196.’

Aumenti stipendi, di quanto?

Alla luce di quanto indicato nella bozza della Legge di Bilancio, è previsto lo stanziamento di 310 milioni di euro per il 2022 e di 500 milioni di euro dal 2023. 

Si parla, inoltre, di incrementi, rispetto agli stipendi tabellari, pari allo 0,3% dal 1° aprile 2022 e dello 0,5% dal 1° luglio 2022. 

Al comparto Istruzione dovrebbe, quindi, spettare una quota pari a circa 1 miliardo e 800 milioni di euro che, in buona sostanza, porterebbero ad un aumento medio lordo mensile di circa 87 euro: la cifra, già di per sé irrisoria, includerà anche l’elemento perequativo previsto dall’ultimo CCNL, pari a 11,50 euro medi.

Come ha ribadito il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi, occorre ricordarsi che il comparto Istruzione è il più povero di tutta la Pubblica Amministrazione e che, attualmente, ci sono ben 350 euro di differenza fra il personale scolastico e gli altri impiegati pubblici. In mancanza di un intervento da parte del governo, questa forbice stipendiale si allargherà sempre di più. Altro che la scuola messa al centro del Paese, come continua a ribadire il ministro Bianchi.

Il coordinatore nazionale della Gilda Insegnanti, Rino Di Meglio ha toccato un altro aspetto importante, direttamente collegato all’esigenza di adeguamento degli stipendi dei docenti: le retribuzioni (e non da oggi) sono tra le più basse dei Paesi sviluppati e a tutto ciò corrispondono impegni di orario e di calendario che non sono equiparabili a quelli dei loro colleghi europei. Di Meglio ha fatto un esempio: ‘Se le ore di lezione di un docente italiano variano dalle 18 alle 25, in base all’ordine di scuola, l’insegnante tedesco lavora per 22 ore ma non ‘piene’ (solamente di 45 minuti) e di conseguenza finisce per insegnare meno percependo una retribuzione doppia’.