Martello da giudice
Martello da giudice

La formazione obbligatoria di 25 ore prevista dal Ministero dell’Istruzione è in armonia con le direttive europee? Il prossimo 16 novembre, il Tar del Lazio si pronuncerà sul ricorso presentato da Anief contro l’obbligo della formazione di almeno 25 ore durante l’orario di servizio del personale docente non specializzato. Nel frattempo, però, la Corte di Giustizia Europea ha già dato un orientamento a tal proposito.

Formazione fuori dall’orario di lavoro e da retribuire

La sentenza della corte di Giustizia Europea dello scorso 28 ottobre, prende in esame la formazione richiesta dal datore di lavoro. Richiamando l’attenzione sull’art. 2 della Direttiva UE n. 88/2003, evidenzia che:

“le nozioni di «orario di lavoro» e di «periodo di riposo» si escludono reciprocamente. Il tempo di formazione professionale di un lavoratore deve, dunque, essere qualificato o come «orario di lavoro» o come «periodo di riposo» ai fini dell’applicazione della direttiva 2003/88, posto che quest’ultima non prevede alcuna categoria intermedia”. Sentenza del 28 ottobre 2021 della CGUE su ricorso C-909/19.

In base a quanto detto sopra, il ricorso Anief ha delle basi sufficientemente solide. Se accolto, dal Fondo d’istituto dovranno essere pagati 400 euro a insegnante per la formazione richiesta, che dovrà essere fatta fuori dall’orario di servizio. Dalla Legge di Bilancio occorreranno altri 400 milioni di euro per coprire le spese delle istituzioni scolastiche.

La formazione è prima un diritto, e poi un dovere

Marcello Pacifico, presidente Anief, spiega: “Lo abbiamo sempre detto al ministro Patrizio Bianchi in tutti gli incontri che la formazione è prima un diritto che un dovere del lavoratore e come tale va retribuita, come attività funzionale all’insegnamento e svolta al di fuori dell’orario di lavoro, lo stesso vale per il personale Ata ed educativo”.

Il Decreto del ministro Bianchi n. 188 del 20 settembre 2021 e la nota del Ministero dell’Istruzione n. 27622 del 6 settembre 2021 prevedono che l’attività di formazione per le attività didattiche di sostegno, per un minimo di almeno 25 ore, debba svolgersi fuori dall’ordinario orario di servizio e senza alcuna retribuzione aggiuntiva. Ma la Corte di giustizia europea ha ribadito il contrario.

Nonostante la legge di bilancio del 2019 prevedesse che le attività formative obbligatorie non potessero comportare esonero dal solo servizio di insegnamento, il decreto oggi impugnato ha illegittimamente esteso il divieto di esonero a tutto il servizio scolastico, con la conseguenza che le suddette attività di formazione obbligatoria dovranno necessariamente svolgersi in costanza del rapporto di lavoro, ma fuori dall’ordinario orario di servizio, configurandosi dunque come un’attività lavorativa straordinaria obbligatoria e non retribuita.