Orario di lavoro
Orario di lavoro

L’orario settimanale dei docenti può presentare diverse ‘ore buca’. Le ore buche vanno retribuite? Con il termine ‘ore buca‘ intendiamo le ore in cui il docente non risulta in servizio, ma vengono assegnate nel suo orario di lezione. In quelle ore, il docente resta inoperoso ma vincolato a restare nei paraggi della scuola. Queste ore, secondo la normativa, vanno retribuite. Vediamo quando e come.

Le ore buca degli insegnanti

Accade spesso che l’orario settimanale del docente, presenti ore buche. Questo dipende dalla necessità di adattare la pianificazione dell’orario alle diverse esigenze e situazioni che si presentano in una scuola. Ad esempio gli spezzoni, i part time, l’utilizzo di alcuni spazi (laboratori, palestre…) e così via.

Sarebbe opportuno che il numero massimo di ore buca per docente, fosse stabilito in sede di contratto di Istituto. In tal modo, oltrepassando questo limite, si potrebbe riconoscere una indennità per premiare la disponibilità e la collaborazione del docente. Le scuole, in genere, non retribuiscono le ore buca. Ma cosa dice la legge?

La normativa

L’ articolo 2107 del codice civile definisce l’orario di lavoro; lì leggiamo:

La durata giornaliera e settimanale della prestazione di lavoro non può superare i limiti stabiliti dalle leggi speciali o dalle norme corporative”.

Cosa si intende per ‘prestazione di lavoro’ lo spiega l’articolo 1 della Direttiva 1993/104/CE, ovvero: “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”.

Quindi, per legge ogni ora di lavoro prestata oltre le ore previste da contratto (fatta eccezione per le 40 ore funzionali), andrebbe considerata ora straordinaria e retribuita come tale nello stipendio

Qualora siano previste dalla contrattazione d’Istituto e superino le ore settimanali previste per i vari ordini di scuola, le ore buca sono da retribuire.

Anche la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17511 del 2010, ha chiarito la questione. Lì leggiamo che il tempo necessario al dipendente per recarsi sul luogo di lavoro va considerato lavorativo, se lo spostamento è funzionale alla prestazione. Anche nei casi in cui il dipendente dovrà recarsi da una scuola all’altra (magari nell’ambito della stessa giornata), potrà legittimamente pretendere che il tempo di spostamento venga considerato a tutti gli effetti quale prestazione lavorativa.