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Formazione obbligatoria del personale, è di particolare interesse la nuova sentenza emanata dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in merito ad una controversia tra BX e l’Unitatea Administrativ Teritorială D. (Ente territoriale amministrativo di D., Romania): la controversia riguardava i periodi di formazione professionale di un dipendente comunale che doveva partecipare a un corso di formazione di 160 ore.

A questo proposito, la Corte di Giustizia UE  ha stabilito che rappresenta ‘orario di lavoro‘ il lasso di tempo durante il quale un lavoratore segue i corsi di formazione professionali imposti, dopo la conclusione del normale orario di lavoro, presso la sede del prestatore di servizi di formazione, al di fuori del suo luogo di lavoro e senza svolgere funzioni di servizio.

Sentenza Corte di Giustizia UE sulla formazione obbligatoria del personale

In via preliminaria, occorre, comunque, sottolineare che gran parte del corso sostenuto dal lavoratore romeno (124 ore) si era svolto al di fuori del normale orario di lavoro. Il dipendente comunale ha chiesto il pagamento delle ore svolte oltre le 40 ore settimanali di lavoro previste dal contratto. I giudici romeni avevano, in un primo momento, respinto tale richiesta: il lavoratore si è appellato a tale sentenza ottenendo dalla corte d’Appello romena la possibilità di chiedere il parere della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. 

Nella sentenza viene richiamato l’obiettivo della direttiva 2003/88, ovvero quello di fissare prescrizioni minime destinate a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori mediante un ravvicinamento delle normative nazionali riguardanti, in particolare, la durata dell’orario di lavoro. Tale armonizzazione a livello dell’Unione in materia di organizzazione dell’orario di lavoro è intesa a garantire una migliore protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, facendo godere a questi ultimi periodi minimi di riposo – in particolare giornaliero e settimanale – e periodi di pausa adeguati, e prevedendo un limite massimo per la durata settimanale del lavoro.

In secondo luogo, occorre rilevare che l’articolo 2, punto 1, della direttiva 2003/88 definisce la nozione di «orario di lavoro» come configurante «qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni, conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali». All’articolo 2, punto 2, di tale direttiva, la nozione di «periodo di riposo» è definita come negazione, come configurante qualsiasi periodo che non rientra nell’orario di lavoro.

Ne deriva che le nozioni di «orario di lavoro» e di «periodo di riposo» si escludono reciprocamente. Il tempo di formazione professionale di un lavoratore deve, dunque, essere qualificato o come «orario di lavoro» o come «periodo di riposo» ai fini dell’applicazione della direttiva 2003/88, posto che quest’ultima non prevede alcuna categoria intermedia. 

SENTENZA

Si tratta di una sentenza che riveste un particolare interesse anche e soprattutto per il personale docente, in quanto trova piena applicazione in tutte le attività di formazione svolte dagli insegnanti: tale attività obbligatoria dev’essere svolta in orario di servizio o, comunque, va retribuita. La questione più recente è quella legata alla formazione obbligatoria di 25 ore indirizzata a tutti i docenti di disciplina con almeno un alunno disabile in classe.