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Mario Draghi

Riforma pensioni 2022: quando sarà il nuovo incontro governo-sindacati e quali sono i punti su cui bisogna ancora discutere. Ecco tutto quello che c’è da sapere a riguardo.

Pensioni 2022: il nuovo incontro governo-sindacati

Secondo quanto riferito da fonti ufficiali, martedì 16 novembre 2021 avrà luogo un nuovo incontro tra governo e sindacati a proposito della prossima riforma delle pensioni.

In questa occasione, il Presidente del Consiglio Mario Draghi avrà modo di presentare la sua proposta per cercare di trovare un punto d’unione con le diverse parti sociali.

Maurizio Landini (Cgil), Luigi Sbarra (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri (Uil), dal canto loro, ribadiranno ancora una volta al Premier le proprie richieste, al fine di salvaguardare i lavoratori prossimi alla pensione.

“Abbiamo bisogno di una vera riforma delle pensioni, ci aspettiamo una risposta precisa”. Ha dichiarato nelle ultime ore Landini.

“Non possiamo continuare ad avere un sistema pensionistico che ha portato l’età di uscita a 67 anni. Bisogna introdurre una flessibilità da 62 anni”. Aggiunge subito dopo il Segretario generale della Cgil.

Ma quali saranno, dall’altro lato, le intenzioni di Draghi?

La proposta di Mario Draghi

Durante il prossimo incontro tra governo e sindacati previsto per la giornata di domani, martedì 16 novembre, il Presidente del Consiglio Mario Draghi sembrerebbe essere intenzionato a sostenere l’uscita a 62 anni, ma con il calcolo contributivo.

Niente più sistema misto o a quote, quindi, se non una maggiore flessibilità all’interno della Legge Fornero. Come spiega, di fatto, anche il ministro del Lavoro Andrea Orlando.

“Tornare al contributivo non significa necessariamente tornare alla Fornero com’era” chiarisce Orlando. “Lo sforzo che si può fare è mantenere l’impianto contributivo, ma costruire elementi di flessibilità che consentano di evitare alcune rigidità e andare così incontro ad alcune delle istanze del sindacato”.

Quali saranno, tuttavia, le posizioni delle parti sociali a tal proposito? Per il momento Cgil, Cisl e Uil si dicono convinte a non voler tornare alla Fornero, proponendo invece l’uscita a 62 anni oppure la Quota 41 a prescindere dall’età.

Tutte ipotesi, in realtà, già scartate dal governo a causa degli elevati costi per le casse dello Stato.