Abilitazione all'insegnamento
Abilitazione all'insegnamento

L’abilitazione all’insegnamento è per i precari una risorsa importantissima. Nelle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) ci sono circa un milione e mezzo di docenti di scuola secondaria privi di abilitazione. Dall’abilitazione dipende la possibilità di ottenere un il ruolo o garantirsi temporaneamente una supplenza annuale. Che novità ci sono in vista per il futuro?

L’abilitazione all’insegnamento: come?

Al momento, per l’abilitazione all’insegnamento i precari attendono l’eventuale rilancio di nuovi PAS (Percorsi Abilitanti Speciali). Sempre su questo tema, la scorsa settimana si è svolto un incontro tra le forze di maggioranza, in cui l’on. Valentina Aprea (responsabile Scuola di Forza Italia) ha prospettato la necessità di prevedere corsi di laurea magistrale abilitanti per insegnare nelle scuole secondarie. Sulla stessa scia, la ministra Messa, ha accettato la sfida di percorsi abilitanti presentando una proposta alternativa: rendere i 60 CFU abilitanti (al posto dei 24 CFU attuali).

Quindi, la soluzione che sembra prendere piede è quella di permettere l’abilitazione con tutti i corsi di laurea quinquennali (3+2), con l’aggiunta dei 60 crediti abilitanti. Crediti che andrebbero ad integrare lezioni, laboratori e tirocinio come circolarità tra teoria, tecnica e azione pratica.

La formazione parte all’Università e termina al Ministero

La formazione futura, se la soluzione dovesse essere questa, sarà affidata esclusivamente alle università. In questo modo, le abilitazioni facili all’estero non avrebbero più senso di esistere. Lo stesso dicasi per i costosi 24 CFU attualmente richiesti.

L’università si occuperà della formazione iniziale e di abilitare gli insegnanti, mentre il Ministero dell’istruzione si concentrerà sull’organizzare i concorsi e l’anno di prova e formazione dei docenti assunti.