denaro e sveglia
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Pensioni 2022: slittano i termini per una riforma strutturale. Le ultime novità dopo l’incontro tra il governo e i sindacati. Facciamo subito il punto della situazione.

Slittano i termini della riforma pensioni

Sembra essersi concluso in un clima di collaborazione generale l’incontro tra il governo e i sindacati, tenutosi nella giornata di martedì 16 novembre 2021.

L’esecutivo, da parte sua, si è dimostrato propenso e disponibile ad aprire una discussione sul tema pensionistico con una serie di incontri che verranno fissati “a breve, già a partire da dicembre”.

Stando quindi a quanto riportato anche dall’Ansa, al momento non ci sarebbero le “risorse per affrontare una riforma strutturale delle pensioni” nel breve periodo.

Tuttavia, le parti sociali hanno chiesto ulteriori garanzie al premier Mario Draghi, il quale pare aver confermato che la nuova deadline slitterà di fatto soltanto di pochi mesi. Al massimo tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2022.

Le prossime tappe prevedranno, dunque, un nuovo incontro nel corso dei primi giorni di dicembre durante cui si deciderà a proposito di una possibile riforma dell’attuale Legge Fornero.

Nel frattempo, si avvierà anche un confronto con il ministro dell’Economia Daniele Franco e con il ministro del Lavoro Andrea Orlando per capire in che misura sarà possibile intervenire fin da subito.

Come andranno in pensione gli italiani nei prossimi mesi

Alla luce di quanto sopra riportato, sembra proprio che per i prossimi mesi gli italiani potranno andare in pensione seguendo il modello imposto dalla Legge Fornero, ma con l’aggiunta di un meccanismo di uscite anticipate in chiave flessibile. Ancorato, però, al sistema del calcolo contributivo.

In quest’ottica pare, quindi, essere previsto un anticipo per tutti, ma con una penalizzazione rispetto all’attuale sistema misto. Pertanto i lavoratori aventi diritto potranno optare per una delle seguenti misure:

  • pensione a 64 anni d’età e 20 di contributi al raggiungimento di un ammontare mensile pari a 1,5-2,5 l’importo dell’assegno sociale;
  • uscita a 62 anni e 25 di contributi;
  • anticipo a 63 anni della sola quota contributiva dell’assegno ed ottenimento della quota retributiva a 67 anni;
  • uscita con 63 anni d’età e un’anzianità contributiva di 41 anni.

A tutto ciò si aggiungerebbe, inoltre, la proroga di un anno di Opzione donna e dell’Ape sociale. Quest’ultima estesa a nuove categorie di lavoratori.