Pensionati
Pensionati

Come precedentemente anticipato, sul fronte pensioni l’ipotesi di una riforma strutturale pare essere stata, di fatto, rinviata di un altro anno. Vediamo, quindi, quali sono le opzioni in gioco per il 2023.

Riforma pensioni rinviata al 2023

Dopo l’ultimo incontro avvenuto tra Governo e sindacati, sembra proprio che per una riforma strutturale delle pensioni bisognerà ancora attendere.

Stando infatti a quanto emerso nel corso del vertice, per il 2022 non ci saranno sostanziali cambiamenti sul fronte pensionistico.

Oltre alla proroga di un anno di Opzione donna, alla riconferma dell’Ape sociale e all’ampliamento dell’elenco dei lavoratori gravosi non ci sono state in pratica evidenti innovazioni.

Unica eccezione l’introduzione di Quota 102 che permetterà ai lavoratori di accedere alla pensione con:

  • 64 anni di età;
  • 38 anni di contributi versati.

Per il resto gli italiani continueranno a lasciare il mondo del lavoro a 67 anni con la pensione di vecchiaia o, in alternativa, con 41 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini e 40 anni e 10 mesi per le donne.

Ma cosa accadrà, quindi, dal 2023?

Le ipotesi in gioco

Nessuna riforma pensioni, quindi, per quest’anno. I giochi restano pertanto aperti per il 2023.

Il governo si è, infatti, impegnato con i sindacati ad avviare una serie di incontri per discutere sul tema previdenziale già a partire dal mese di dicembre. È plausibile, dunque, pensare che per una riforma strutturale bisognerà attendere un altro anno.

In particolare, si è già iniziato a parlare di un sistema di uscita più flessibile di quello attuale, con misure basate sugli scivoli contributivi.

Nel frattempo, è altamente probabile che da qui a marzo le parti sociali decidano di tornare all’attacco su due dei propri capisaldi: l’introduzione di Quota 41 per tutti e la pensione di garanzia per i giovani.