violenza sulle donne
violenza sulle donne

Oggi, 25 novembre, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’Onu istituisce questa ricorrenza nel dicembre del 1999, per ricordare l’assassinio nel 1960 di tre sorelle durante il regime dittatoriale della Repubblica Domenicana. La scelta di una data è solamente indicativa: rappresenta un momento in cui tutti devono riflettere sulle tante forme di violenza verso le donne.

I tanti aspetti della violenza sulle donne

L’Onu sollecita governi ed organizzazioni internazionali a promuovere attività per diffondere una maggiore consapevolezza verso questa piaga sociale. Il Ministero dell’Istruzione si colorerà di rosso: una presa di posizione evidente per evidenziare il rifiuto verso qualsiasi forma di violenza di genere.

La risoluzione delle Nazioni Unite indica come violenza contro le donne tutte le azioni di maltrattamento che possono avere conseguenze fisiche o psicologiche; qualsiasi atto che crea coercizione o limita la libertà individuale, sia nella sfera pubblica che privata. Sono ancora troppe le forme di violenza che vedono la donna vittima di soprusi e brutalità. Abusi che purtroppo coinvolgono tutto il genere femminile, indipendentemente dall’età e che cozzano con le pretese di civiltà della società contemporanea.

La violenza contro le bambine e le ragazze

Save the Children conta nel mondo circa 12 milioni di bambine sposa, cioè bambine tra l’età di 10 e 18 anni che sono costrette a contrarre matrimoni con uomini molto più grandi di loro. Il fenomeno ha un’incidenza molto rilevante in Bangladesh, Mozambico, Repubblica Centro Africana, Niger e Sudan, dove circa il 40% delle ragazzine di 15 anni è già sposata. Le cause di questo fenomeno si rintracciano nella povertà, nella diseguaglianza di genere, nelle difficoltà sanitarie, nella mancanza d’istruzione e in consuetudini sociali molto forti.

Sempre Save the Children ci informa che sono 30 i Paesi in cui si pratica ancora l’infibulazione. Le bambine, anche di età inferiore ai 10 anni, subiscono questo brutale rituale che può provocare gravi infezioni e portare alla morte. Senza considerare le ripercussioni psichiche a cui vanno incontro.

Queste forme di violenza violano i diritti umani della salute, fisica e mentale, della sicurezza ed integrità fisica, della libertà da ogni forma di tortura e crudeltà, oltre ad avere conseguenze socioculturali molto rilevanti.

La violenza sulla donna sotto i governi talebani e fondamentalisti

I governi talebani e fondamentalisti vietano alle donne di partecipare alla vita sociale, politica, culturale ed economica. Tanti i diritti negati: all’istruzione, al lavoro, alla salute, alla libertà di movimento e pensiero, alla giustizia, al divertimento. Le donne non possono andare a scuola, devono restare a casa ed uscire solo accompagnate da un uomo della famiglia. Non possono essere curate da un dottore, rivolgersi ad un tribunale e spesso vengono accusate facilmente senza un processo equo. Non possono praticare sport, mostrare parti del loro corpo in pubblico: il burqa, da capo tradizionale diventa spesso una “prigione” per troppe donne, costrette a guardare il mondo attraverso una rete sugli occhi.

La violenza sulle donne e la  guerra

Studi recenti dell’Onu hanno rilevato che una percentuale altissima tra le vittime causate dalle guerre è costituita da donne. Una ricerca della Caritas italiana evidenzia che l’80% delle vittime dell’attuale conflitto siriano è composto da donne. Si tratta di bambine, ragazze, mater familias, che subiscono gli orrori delle guerre, stupri e violenze. Solo qualche esempio: in Iraq i miliziani dell’IS sequestrano centinaia di donne, rendendole prigioniere, schiave e massacrandole. In Nigeria i guerriglieri jiadaisti dell’organizzazione terroristica Boko Haram rapiscono le studentesse: l’obiettivo è quello di negare loro la possibilità di studiare e convertirle con forza alla religione islamica. Nel Sud Sudan lo stupro di massa è diventato un denominatore comune in tanti anni di guerra civile.

La violenza di genere nella società civile

Anche nella società civile purtroppo la donna continua ad essere vittima di violenza, economica, psicologica, sessuale, domestica. Sembra un fenomeno che non trova fine. Assume possibilmente anche nuovi nomi, nuove sfumature, ma continua a lasciare sempre ferite profonde nel corpo e nell’anima. Negli ultimi anni si registra un cospicuo aumento dei casi di femminicidio, soprattutto in ambito familiare: proprio lì, a casa, il luogo in cui ci si dovrebbe sentire al sicuro da tutto, sogni, ali e futuro vengono spezzati per sempre. Violenza mortale inflitta da uomini che dicono di amare. in Italia, da inizio anno ad oggi, ben 109 donne sono state vittime di femminicidio.

Ogni donna ha diritto di vivere la sua vita senza aver paura. Lottare contro ogni forma di violenza di genere è un obbligo dell’umanità.

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