pensiero computazionale
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Il Pensiero computazionale a scuola: cos’è, a cosa serve e come svilupparlo fin da piccoli per potenziare la capacità di logica e analisi. Ecco tutto quello che c’è da sapere a riguardo.

Pensiero computazionale: di cosa si tratta

Il pensiero computazionale è uno dei pilastri fondamentali all’interno della didattica digitale. Si sviluppa a partire da un particolare approccio alla matematica, che si serve del linguaggio della programmazione.

Potremmo, quindi, definire il pensiero computazionale come “un processo di formulazione di problemi e di soluzioni in una forma che sia eseguibile da un agente che processi informazioni”.

Nel concreto, si tratta di un processo mentale che permette di risolvere problemi di varia natura, seguendo metodi e strumenti specifici e pianificando una strategia.

Ad ogni modo, benché si basi sul linguaggio matematico, questo particolare approccio può essere in realtà applicato a qualunque altro tipo di contesto, anche al di fuori dell’informatica.

Come svilupparlo all’interno del contesto scolastico

Alla luce delle sue evidenti potenzialità, la scuola negli ultimi anni ha di fatto introdotto attività, curricula e strumenti metodologici e tecnologici al fine di sviluppare il pensiero computazionale negli studenti.

Tale scelta ha avuto evidenti risvolti positivi sul piano della didattica, in quanto ha permesso di:

  • approfondire le competenze matematiche, scientifiche e tecnologiche;
  • promuovere lo spirito di iniziativa;
  • migliorare le abilità linguistiche.

Tuttavia i vantaggi del pensiero computazionale non si esauriscono esclusivamente nell’ambito della logica e dell’analisi.

Esso, infatti, promuove un uso consapevole della tecnologia e consente di sviluppare abilità trasversali come il processo di problem solving.

Questo perché lo studente impara a vedere un problema come una sequenza di operazioni e come una rete di connessioni da stabilire al fine di trovare la soluzione al quesito iniziale.