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Delusione generale del mondo della scuola in merito all’approvazione della Legge di Bilancio 2022: solo poche delle richieste presentate dai partiti politici e dai sindacati sono state accolte. Sembrerebbero non essersi sciolti i nodi più importanti, come la possibilità della mobilità territoriale, la proroga a tutto l’organico Covid ATA e l’aumento degli stipendi. Su quest’ultimo aspetto la Gilda ha espresso tutto il proprio disappunto.

Clima di delusione generale per il comparto scuola

L’iter della Legge di Bilancio ha raggiunto quasi il capolinea, ma per il mondo della scuola sembrerebbero essere tante le fumate nere e aleggia una generale delusione: la Commissione Bilancio del Senato avrebbe approvato il testo della LdB ieri 22 dicembre e, per la scuola, non sarebbero state accolte le richieste avanzate da più parti politiche e sindacali.

Per la proroga dell’organico ATA Covid, ad esempio, non c’è stato nulla da fare: da gennaio, 14.000 lavoratori si ritroveranno senza contratto, proprio adesso che si registra una consistente risalita dei contagi. Stessa cosa per la richiesta di ripetere la procedura straordinaria di assunzioni in ruolo dalla I fascia delle GPS introdotta per l’anno scolastico in corso dal Decreto sostegni Bis: misura saltata.

Forte delusione per il rinnovo contrattuale: non sarebbe previsto un concreto aumento degli stipendi, se non gli 87 euro lordi tanto discussi e contestati.

Gilda, delusione per il misero aumento degli stipendi

In un comunicato stampa pubblicato sul proprio sito, la Gilda esprime la propria delusione in merito alla Legge di Bilancio: il coordinatore nazionale Rino Di Meglio sottolinea che gli emendamenti sono deludenti e testimoniano la mancata volontà politica di investire nella scuola. Palazzo Madama non ha accolto nessuna delle richieste presentate dal sindacato e per questo, secondo Di Meglio, la mobilitazione deve continuare.

In particolare, grande delusione per l’“aumento” stipendiale di cui “godrà” il personale docente: “Neanche l’ombra di un centesimo in più, rispetto al misero stanziamento di 87 euro, per il rinnovo del contratto che tra pochi giorni scadrà senza che si sia visto l’atto di indirizzo all’Aran per l’avvio delle trattative”, afferma Di Meglio. “Il 31 dicembre, dunque, i docenti italiani stapperanno la bottiglia di spumante brindando sarcasticamente al fantasma del contratto. Oltre a non prevedere fondi aggiuntivi per colmare la forbice tra gli stipendi degli insegnanti e quelli degli altri dipendenti pubblici”- continua Di Meglio -, “in Commissione Bilancio al Senato è rimasta immutata l’odiosa norma sulla cosiddetta dedizione all’insegnamento, un autentico schiaffo in pieno viso per una categoria professionale già fin troppo vessata”.

Taglio del cuneo fiscale, ultima speranza?

Gli stipendi dei docenti italiani sono destinati a rimanere tra i più bassi in Europa? Il rinnovo del contratto porterà ad un aumento concreto o irrisorio, circa 12 euro netti in busta paga? La delusione del momento potrebbe attenuarsi ricorrendo ai fondi ricavati dal taglio del cuneo fiscale, che potrebbe portare 100 euro in più negli stipendi dei docenti: in questo modo però il governo non investirebbe sulla scuola, essendo l’aumento frutto di risparmi in busta paga, e non valorizzerebbe la classe insegnante. Occorre aspettare le prossime mosse dell’esecutivo.