sentenza
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Il Tribunale del Lavoro di Latina, con ordinanza del 28/12/2021, ha dichiarato illegittimo l’algoritmo utilizzato dal MIUR per l’assegnazione delle supplenze da GPS. Il riferimento è al fatto che l’algoritmo considera rinunciatari i docenti che, nel turno di nomina precedente, non avevano ricevuto incarichi per mancanza di sedi disponibili tra quelle da loro indicate nella domanda.

Supplenze da GPS: cosa non va nell’algoritmo

Accogliendo integralmente le tesi difensive dell’Avv. Maria Rosaria Altieri, è stato evidenziato nel ricorso introduttivo l’illegittimità della condotta del Ministero nell’assegnare incarichi da GPS.

E’ stato fatto notare che il comma 9, dell’art. 4 del D.M. n. 242 del 30.07.2021 stabilisce che “la mancata assegnazione dell’incarico per le classi di concorso o tipologie di posto e per le sedi richieste consente la partecipazione alle successive procedure di conferimento delle nomine a tempo determinato di cui all’articolo 2, comma 4, lettere a) e b) dell’Ordinanza ministeriale, per le quali si applicano gli articoli 4 e 5 del presente decreto in quanto compatibili”.

Nonostante il Ministero dell’Istruzione abbia replicato con la circolare dell’USR Lazio n. 44197 dell’11/11/2021, secondo cui viene considerata rinuncia quella del soggetto che, pur in turno di nomina, non ha ricevuto una sede in conseguenza delle limitazioni alle sedi espresse nella sua domanda, il giudice ha dato ragione all’avvocato.

I casi di rinuncia

Come sottolineato dall’avvocato del ricorrente, l’art. 4 del D.M. 242/2017 consente di distinguere tre tipi di rinuncia alla supplenza da GPS:

  • alla procedura,
  • all’incarico,
  • alla sede.

Quest’ultima si verifica nel caso in cui il docente ha presentato domanda, mostrando un chiaro interesse a partecipare alla procedura, ma si è reso disponibile ad essere assunto solo in alcune delle sedi. Se i primi due tipi di rinuncia determinano l’esclusione dalla procedura, la terza no. Questo perché il docente non rinuncia all’incarico, ma rifiuta di svolgerlo in alcune sedi.

Esito del ricorso

Il tribunale ha ordinato al Ministero dell’Istruzione di assumere il ricorrente con un contratto di durata annuale o fino al termine delle attività didattiche, presso un’istituzione scolastica ricompresa nei Comuni indicati in domanda, con conseguente maturazione dell’intero punteggio.