riapertura scuola
riapertura scuola

Le prossime ore saranno decisive per la scuola: il rientro tra in banchi lunedì 10 è imminente e si potrebbero prendere decisioni a livello locale su uno slittamento della riapertura. Cresce intanto il fronte di chi è contrario al ritorno in classe e crede che il ricorso alla DAD, per qualche settimana, sia necessario per tutelare alunni, personale e famiglie. Intanto anche il mondo della scienza mostra le proprie perplessità sulla riapertura di lunedì e sulla convenienza di ripartire con la didattica a distanza.

Dissenso generale sul rientro a scuola deciso dal governo

L’impennata della variante Omicron sembra non arrestarsi e sono ormai tantissimi i contagi in tutto il Paese. Il premier Draghi e il ministro Bianchi continuano a sostenere che lunedì 10 la scuola debba ripartire in presenza per tutti gli studenti italiani: il governo non intende fare alcun passo indietro, credendo che le nuove misure contenitive adottate il 5 gennaio dal Consiglio dei Ministri siano in grado di garantire la sicurezza nelle aule. A livello locale già molte province e comuni hanno deciso di far slittare l’inizio delle lezioni e in Campania c’è scontro tra regione e governo. Eppure lo stesso Guido Rasi, consigliere del commissario straordinario Figliuolo, ha dichiarato che sarebbe opportuno posticipare il rientro di qualche settimana.

Intanto si allarga il fronte di coloro che si mostrano totalmente contrari alla riapertura visto il dilagare dei contagi: ad appoggiare l’appello dell’Associazione Nazionale Presidi è una petizione firmata da genitori, docenti e ATA. Anche il mondo della scienza esprime il disappunto verso il rientro in classe e la necessità di slittamento.

Il mondo della scienza si mostra favorevole allo slittamento della riapertura

In queste ultime ore, anche dal mondo della scienza arriva il parere contrario sulla riapertura della scuola il prossimo 10 gennaio: la Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) sottolinea che in base alla situazione epidemiologica attuale sarebbe inopportuno tornare in classe. “La situazione è abbastanza critica – ha detto il presidente Filippo Anelli  a “Il Fatto Quotidiano”– e di fronte a questo scenario vista la diffusione attuale del virus credo che fare 15 giorni ora di didattica a distanza e magari allungare di due settimane la frequenza in presenza a giugno possa essere una decisione di buonsenso“.

Concorda anche la federazione dei medici ospedalieri Cimo-Fesmed: il presidente  Guido Quici sostiene che stando alla situazione attuale a breve la scuola si ritroverà ugualmente in DAD, nonostante la posizione ferma del governo. “Per come sono rigide le norme, e vista la percentuale così elevata di contagi, le classi andranno comunque giocoforza in Dad“, ha affermato a “La Presse”. “Sono le solite cose all’italiana di quando non ci si vuole prendere una responsabilità”.

A favore dello slittamento delle lezioni anche Fabrizio Pregliasco: secondo lui le misure adottate dal governo non sono abbastanza incisive per ottenere un effetto immediato che possa frenare l’ascesa dei contagi vista l’elevata contagiosità di Omicron. All’AndKronos Salute afferma: “Vista la situazione potrebbe essere necessario immaginare qualche misura più stringente tra cui il ritorno a scuola in DAD invece che in presenza e una serie di interventi, tra cui anche dei lockdown, magari mirati sui territori messi peggio”.