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La riapertura della scuola seppur a macchia di leopardo avviene all’insegna della preoccupazione dovuta all’escalation dei contagi e ai problemi da affrontare: insegnanti assenti perché positivi al Covid, intere classi in DAD o frammentate con la didattica integrata, casi positivi da segnalare, nuove misure da far rispettare e spiegare alle famiglie. In questo clima di ansia e confusione, non generata dal personale scolastico ma dalla situazione contingente, arriva lapidario il parere del professore Umberto Galimberti, a cui risponde subito la giornalista Selvaggia Lucarelli.

Insegnanti in balia della confusione

Ancora una volta la scuola si ritrova in preda al caos e al centro del dibattito politico sociale che ormai va avanti da parecchio tempo: due sono i fronti di pensiero che negli ultimi giorni si confrontano sulla ripresa delle lezioni in presenza o sul ricorso temporaneo alla DAD. Entrambe le posizioni si basano su ragionamenti razionali e punti di vista condivisibili, ma sia il ritorno in classe che il ricorso alla didattica a distanza presentano molti aspetti critici da gestire.

Nel mezzo di questa situazione problematica e tesa ci sono gli insegnanti, che non hanno nessun potere decisionale ma che eseguono le indicazioni ministeriali o regionali. Personale docente che si è ritrovato a pari di altri lavoratori in prima linea, in classi troppe affollate per uno spazio ristretto, a dover gestire i casi di positività tra gli alunni, a dover fare spesso da intermediari tra le Asl e le famiglie. A cambiare il modo di fare didattica e a trovare soluzioni pratiche giorno dopo giorno per superare le più piccole difficoltà dei propri studenti, per non lasciarli mai soli, ma accompagnandoli per tutto il corso della pandemia.

Docenti che nonostante siano retribuiti con uno stipendio tra i più bassi di Europa e il cui contratto ormai non si rinnova da troppo tempo, continuano a fare seriamente il proprio lavoro: sempre e nonostante tutto.

Duro il commento di Galimberti

In questo contesto di stress, ansia e preoccupazione arriva lapidario il commento del prof. filosofo Umberto Galimberti, che in collegamento con il programma di La7 “In onda” esprime un duro giudizio sugli insegnanti: “Mica tutti i professori hanno la vocazione e sono innamorati della scuola. Molti insegnanti sono innamorati dello stipendio e del posto di lavoro. Se c’è una buona scusa per non andare a scuola la si usa”. E continua: “Alcuni ancora considerano la scuola non come luogo di educazione per i nostri giovani, ma un luogo di occupazione per gli insegnanti. Purtroppo questo ancora continua. L’occupazione degli insegnanti viene prima dell’educazione dei nostri ragazzi”.

La risposta a tono di Selvaggia Lucarelli

A difendere, qualora occorresse, la categoria degli insegnanti è la giornalista Selvaggia Lucarelli con un tweet sulla sua pagina: “L’attacco generalizzato di Galimberti agli insegnanti é una schifezza. Ci sono i furbi e gli svogliati, ma è una categoria che vive tra mille frustrazioni con difficoltà pratiche e sanitarie. Gli attacchi andrebbero indirizzati a chi ha ridotto la scuola così, e in era pre-covid”.

La giornalista si mostra indignata per un simile commento e mette l’accento sulle responsabilità di chi ha ridotto la scuola così come la ritroviamo oggi, le cui problematiche già esistenti si sono accentuate con l’emergenza sanitaria in atto.