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Spunti didattici, competenze non cognitive (non cognitive skills): cosa sono, come svilupparle a scuola e a casa a seconda dell’età e perché sono importanti per la crescita di bambini e ragazzi. Ecco tutto quello che c’è da sapere su questo particolare aspetto dell’apprendimento.

Cosa sono le competenze non cognitive

Con l’espressione competenze non cognitive si indicano di fatto tutte quelle qualità umane non legate alla cognizione, ma comunque indispensabili per lo sviluppo del bambino.

In particolare, questo termine è nato nel mondo anglosassone per porre l’accento su tutte le capacità non direttamente collegate alla didattica.

Nel concreto, ci si riferirebbe non tanto alle abilità linguistiche, logico-matematiche, scientifiche e tecnologiche, ma piuttosto a competenze trasversali come la coscienziosità, l’apertura mentale, il senso di efficacia, la resilienza e l’autodeterminazione. Vale a dire una serie di risorse psicosociali che permettono agli studenti di sviluppare un approccio positivo e funzionale in ogni ambito della vita quotidiana.

Vediamo ora come è possibile allenare e potenziare queste abilità all’interno del contesto scolastico.

Come svilupparle

Per sviluppare e rafforzare le competenze non cognitive in modo efficacie è importante innanzitutto cominciare fin dalla tenera età.

Già nel contesto della scuola dell’infanzia è possibile, infatti, ricorrere a strumenti adeguati come ad esempio laboratori e giochi. Tutte attività che mirano a favorire la socialità e l’empatia.

Nell’ambito della primaria, invece, gli insegnanti possono accostare competenze cognitive e non cognitive, integrando queste ultime nelle discipline tradizionali.

Ma non finisce qua, perché le cosiddette non cognitive skills possono essere potenziate anche a casa, attraverso la messa in pratica di alcune utili strategie, quali cercare di creare una dimensione di continuità con la scuola ed aiutare gli studenti ad acquisire maggiore consapevolezza delle proprie capacità.