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L’11 gennaio scorso si è tenuto un nuovo incontro tra Ministero dell’Istruzione e sindacati in vista del rinnovo del CCNI 2022/25: il contratto è molto importante, poiché regolamenterà i trasferimenti del personale scolastico per i prossimi tre anni. Nel corso della trattativa è emersa, da parte dell’Amministrazione, una proposta sulla mobilità sostegno che, di fatto, limiterebbe gli spostamenti su posto comune: sindacati insoddisfatti, il tutto rinviato a un nuovo incontro da programmare.

Incontro ministero-sindacati dell’11 gennaio, proposta su mobilità sostegno

Al più presto occorre rinnovare il CCNI per il triennio 2022-25 per stabilire le modalità con cui avverranno i trasferimenti del personale scolastico: di fatto, ancora non si è deciso nulla. L’incontro dell’11 gennaio scorso tra Ministero e sindacati non ha portato, infatti, a nulla di concreto, solo il disappunto delle associazioni sindacali, stavolta tutte presenti: si è spostato il tavolo delle trattativa ad un’altra data.

L’attenzione si è focalizzata soprattutto sull’abolizione dei vincoli legati alla provincia di immissione in ruolo, ridotti a tre anni dal Decreto Sostegni bis. Si fa avanti anche una proposta, al momento solo un’ipotesi, che modificherebbe di fatto la mobilità sostegno: si considererebbe il trasferimento da sostegno a materia come un passaggio di ruolo a tutti gli effetti.

Ipotesi di trasferimenti da sostegno a materia

Il Ministero dell’Istruzione ha presentato in merito al rinnovo del CCNI una proposta sulla mobilità sostegno che, qualora venisse accettata, avrebbe forti ripercussioni per tanti docenti: l’ipotesi è quella di trattare il trasferimento da posto di sostegno a posto comune al pari di un passaggio di ruolo.

Cosa significherebbe nel concreto? Fino a questo momento, cioè fino al 2021, il docente di ruolo sul sostegno, dopo aver superato il vincolo del quinquennio, ha potuto presentare domanda di mobilità verso la materia della classe di concorso di appartenenza: si è trattata la sua richiesta come un movimento sulla stessa tipologia di posto, quindi come un trasferimento. Tale domanda è rientrata nella II fase della mobilità, quella relativa ai trasferimenti provinciali: non ci sono stati limiti di posto, poiché il tutto si è svolto in base alle cattedre che all’interno della provincia si liberavano, sia da sostegno che da materia.

Cosa potrebbe cambiare? Qualora l’ipotesi presentata dal Ministero si concretizzasse, invece, si inserirebbe la mobilità sostegno su posto comune nella III fase dei movimenti: tra i trasferimenti interprovinciali e dei passaggi di ruolo e o cattedra.

Quali le conseguenze?

Se ciò si attuasse, la mobilità sostegno su materia avverrebbe di certo con molte più difficoltà, poiché si sottoporrebbe alle aliquote che ogni anno si definiscono in merito ai trasferimenti delle III fase. Così operando, di fatto si potrebbero soddisfare le richieste solo fino alla saturazione dei posti.

L’intenzione del Ministero sarebbe quindi quella di creare una classe di concorso apposita per il sostegno? Potrebbe essere un tentativo di dare soluzione al problema della carenza di docenti specializzati limitando la mobilità di tantissimi docenti?

Il sindacato Uil ha sottolineato il suo disappunto generale sull’incontro dell’11 gennaio e rimarcato nello stesso tempo l’ipotesi avanzata dall’Amministrazione: “L’intenzione del Ministero è ovviamente quella di ridurre il più possibile tali movimenti perché è ovvio che le aliquote destinate alla mobilità professionale (terza fase dei movimenti) hanno notoriamente meno posti disponibili rispetto a quella dei trasferimenti. In poche parole, il Ministero, unilateralmente, avrebbe deciso che il posto di sostegno è una classe di concorso”.

Occorre ancora una volta aspettare i risvolti del tavolo della contrattazione per capire se si confermerà o meno tale proposta, al momento solo un’ipotesi.