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Il mondo della scuola non trova mai tregua: nonostante le evidenti e concrete difficoltà che giornalmente deve affrontare, esasperate negli ultimi due anni dall’imperversare della pandemia, continua ad essere bersagliata da opinioni di chi la scuola non la vive in prima persona e che non conosce l’’essenza’ di molti suoi aspetti. Le dichiarazioni di Galimberti sugli insegnanti hanno fatto discutere: anche Galiano esprime la sua.

Vecchie e nuove ‘chiacchiere’ sulla scuola

La scuola ha costituito da sempre il bersaglio facile su cui esprimere giudizi, sentenze e opinioni: i problemi del mondo dell’istruzione in Italia risalgono a vecchia data, e di certo sono in primis il frutto di decenni di poca attenzione, riforme a volte insensate e tagli da parte di governi che a mano a mano si sono succeduti. Ora però, in epoca pandemica, queste criticità fanno due balzi in avanti, mostrando con maggior forza tutte le debolezze del sistema.

In piena emergenza, tuttavia, ritornano i pareri di chi in realtà la scuola non la vive e non la conosce, ma che è certo nell’indicare il colpevole di tutti i problemi attuali: gli insegnanti, la classe per eccellenza di fannulloni, che lavorando per sole 18 ore settimanali, o al massimo 24, e con tantissime ferie, cercano ancora pretesti per restare a casa. Del resto, il filoso Galimberti ha delineato bene le caratteristiche della classe docente “attaccati allo stipendio”. Nella stessa occasione, la trasmissione ‘In onda’ di La7, la giornalista De Gregorio ha affermato che il problema della riapertura della scuola sono gli insegnanti che si fingono ammalati, perché non vogliono fare il vaccino: notizia smentita dai dati del giorno successivo, 10 gennaio, quando risulta che solo il 6% dei docenti è assente, quasi tutti risultati positivi al Covid.

Galiano, più che attaccati allo stipendio gli insegnanti hanno ‘un amore platonico’

Enrico Galiano, scrittore e docente, a qualche giorno di distanza risponde alle affermazioni di Galimberti su ‘Il Libraio’: per Galiano è difficile essere “innamorati dello stipendio” quando è molto basso, tra i più bassi d’Europa, ma si tratta più di “un amore platonico” quello che lega gli insegnanti al proprio lavoro. Precisa anche che a nessun docente piace fare la didattica a distanza, definita come “i calzini bianchi con gli zoccoli”.

Ogni professore vorrebbe in realtà solo tornare a fare ciò che faceva prima: “poter girare fra i banchi, poter stare senza quelle benedette mascherine che non ti sente mai nessuno e comunque torni a casa ogni volta senza voce, poter dare di nuovo una pacca sulla spalla, un fazzoletto a chi piange, poter offrire un tè alla macchinetta allo studente dell’altra classe che è si è appena beccato un brutto voto e cerca consolazione, poter ancora sederti lì al banco con lui o con lei a vedere di risolvere insieme quel maledetto esercizio, e a ricreazione vederli abbracciarsi, o giocare insieme”.

E come afferma lo scrittore-insegnante, “per tutte queste cose non c’è stipendio che le possa ripagare”.