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Un luogo comune definisce il lavoro dei docenti italiani tra le attività più vantaggiose, poiché strutturato su 18 ore settimanali di servizio e con molte vacanze durante l’anno. Chi non appartiene al mondo della scuola, però, non conosce la vera realtà dei fatti: oltre all’attività didattica fissata in 18 ore, occorre considerare il cosiddetto lavoro sommerso a cui ogni docente non può sottrarsi. Ma come fare a quantificare questi impegni in ordine di tempo? Un’indagine condotta dall’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani ha analizzato le ore di lavoro degli insegnanti: l’esito non rappresenta di certo una sorpresa per chi vive di e per la scuola.

Il lavoro sommerso dei docenti

Gran parte dell’opinione pubblica definisce i docenti come una categoria privilegiata, poiché lavora soltanto per 18 ore settimanali e ha lunghi periodi di vacanza da sfruttare. Spesso, proprio per l’apparente monte orario di servizio inferiore ad altre professioni, si vede l’insegnante come un fannullone, senza considerare tutto ciò che sta dietro al “semplice” stare in cattedra: è il cosiddetto lavoro sommerso svolto da ogni docente, con cadenza quasi giornaliera.

Si tratta dell’insieme delle attività aggiuntive all’insegnamento: riunioni, incontri collegiali, corsi di formazione obbligatori, preparazione e correzione delle verifiche, programmazione delle attività, colloqui, anche settimanali con le famiglie, gite di istruzione, compilazioni di registri, iniziative sull’orientamento. Chi non è all’interno della scuola non conosce tutto questo mondo sommerso, che in epoca Covid diventa ancora più complesso anche per i compiti scaturiti dalla gestione dei casi di positività all’interno delle classi.

Un’indagine dell’Osservatorio CPI ha analizzato le ore di lavoro complessive dei docenti, evidenziando che solamente la metà di queste è realmente prestato in cattedra.

L’indagine dell’Osservatorio CPI

Secondo quanto riportato da ‘Orizzonte Scuola’, l’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani ha condotto uno studio sulle ore di lavoro svolto dagli insegnanti, soffermandosi principalmente sulle attività dei docenti di scuola superiore. Il campione su cui si è effettuata l’indagine si basa sul riscontro di 166 docenti, distribuiti in modo eterogeneo sia da Nord (61%) a Sud (39%), sia per in riferimento alle tipologie di scuole: 51% licei, 37% istituti tecnici e 12% professionali.

Dall’indagine emerge che le ore di lavoro effettivamente svolte si aggirano intorno alle 36 ore settimanali, 18 in cattedra e 18 per attività aggiuntive: i docenti di materie umanistiche lavorerebbero di più rispetto agli altri colleghi, circa 19 ore extra alla settimana, seguiti dagli insegnanti di ambito scientifico. Inoltre, emerge anche che i professori più anziani sarebbero più impegnati rispetto a quelli più giovani.

L’Osservatorio CPI mette in evidenza un elemento molto importante: non esistono rilevazioni ufficiali in merito a queste attività aggiuntive. Inoltre, aspetto ancor più rilevante, nessun contratto regola, fissa e ricopre in modo esplicito queste ore: occorrerebbe un riconoscimento nel prossimo CCNL.