Pensione
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Pensioni di vecchiaia e anticipate: slitta l’incontro previsto per lunedì 7 febbraio 2022 tra governo e sindacati. I giochi sono quindi rinviati. Ecco la nuova data per il vertice, le proposte in campo e le questioni ancora da risolvere. Tutto quello che c’è da sapere a riguardo.

Slitta il nuovo incontro governo-sindacati

Nella giornata di lunedì 7 febbraio 2022 si sarebbe dovuto tenere il nuovo vertice tra governo e sindacati per proseguire con i lavori sul fronte pensionistico. Tuttavia, le controparti sembrerebbero essere ancora troppo distanti tra loro e si faticherebbe, di fatto, a trovare un punto di incontro che soddisfi le esigenze di tutti.

Da un lato l’esecutivo continua ad imporre alcuni limiti sulla flessibilità in uscita per salvaguardare la sostenibilità finanziaria del Paese. Dall’altro, le parti sociali vorrebbero garantire l’accesso alla pensione intorno ai 62-63 anni di età o con 41 anni di contributi versati.

A causa, quindi, di una mancata mediazione, l’incontro è stata rinviato di una settimana, allungando così ulteriormente i tempi della riforma. Nel frattempo, però, si continua a discutere su quelle che dovrebbero essere le misure da adottare e quelle da modificare a partire dal 2023.

Pensioni di vecchiaia e anticipate: cosa cambierà?

Come abbiamo anticipato, continua il confronto sul futuro del sistema previdenziale. In particolare, si starebbe al momento lavorando su due fronti distinti: la pensione di vecchiaia e quella anticipata.

Se da una parte appare chiara la necessità di modificare la legge Fornero, dall’altra occorre invece trovare una soluzione adeguata per i lavoratori, affinché possano andare prima in pensione.

In più, a rendere ancora più delicata questa già complessa situazione, ci pensa la questione relativa a donne e giovani, spesso soggetti a forti penalizzazioni e carriere discontinue.

Insomma, attualmente sarebbe ancora tutto da decidere, sebbene si stiano delineando alcune soluzioni plausibili come, ad esempio, l’ipotesi avanzata da Michele Raitano, membro della commissione tecnica presso il Ministero del Lavoro.

L’economista proporrebbe, di fatto, di concedere la pensione a fronte di una penalizzazione di circa il 3% sull’assegno per ogni anno di anticipo. Un sistema, dunque, analogo a quello oggi in vigore con Opzione donna.