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Gli stipendi scuola sono al centro del dibattito, in vista del rinnovo del contratto. Dalla primavera sorsa, il sindacato Anief ha avviato una battaglia per introdurre nello stipendio 3 tipi di indennità. Sono stati presentati anche emendamenti alla Legge di Bilancio, non ascoltati. Di cosa si tratta? Perché è giusto prendere almeno in considerazione questa possibilità?

Stipendi scuola: le tre indennità proposte da Anief

Marcello Pacifico, presidente Anief, nel corso di un webinar formativo sulla scuola ha illustrato le tre indennità che andrebbero inserite negli stipendi scuola, definendole le tre I. Le tre I sono:

  1. di sede, legata all’esercizio di lavoro svolto lontano dalla propria residenza o domicilio;
  2. di incarico, legata al fatto di essere precario e alla necessità di essere risarcito per l’abuso dei contratti a termine;
  3. rischio biologico, che oggi è sotto gli occhi di tutti proprio in virtù delle regole anti-Covid.

Il sindacalista autonomo spiega: “l’indennità di rischio è un riconoscimento equo e per tutti. Il rischio biologico nella scuola è evidente: il personale rischia, non c’è in aula alcun distanziamento, ci si espone. Allora, o il Covid fa potenzialmente ancora male oppure è una realtà endemica, con cui convivere tutti e quindi senza più restrizioni e soprattutto cancellando le sospensioni del personale e le discriminazioni tra alunni vaccinati e no“.

Le indennità servono anche a prevenire e riconoscere la sindrome da burnout, da sempre ignorata ma sempre più presente fra il personale dellla scuola. Il lavoro a scuola logora, lo dicono i numeri, e lo dice la scienza.

La nuova indennità in LdB

Il presidente dell’Anief ha ricordato che da qualche settimana è stata introdotta una nuova indennità con la Legge di Bilancio: E’ di 1000 mille euro l’anno per chi lavora nelle piccole isole. Ma sono stati dimenticati gli Ata e il personale che lavora nelle comunità montane, difficilmente raggiungibili.

E che dire di coloro che lavorano a centinaia di chilometri da casa e dalla loro famiglia? A questo serve l’indennità di sede disagiata. L’indennità di incarico, invece, è quella invece già prevista dalla Cassazione, per chi ha lavorato come supplente oltre 36 mesi.

È ora di assegnare al personale anche le altre”, conclude Pacifico.