prove Invalsi
prove Invalsi

Come ogni anno, anche per il 2021/22 si prevede la somministrazione delle Prove Invalsi per tutte le classi previste dalla normativa in vigore: gli ordini di scuola coinvolti sono, come sempre, la primaria, la scuola secondaria di I e II grado. Le materie con cui gli studenti interessati dovranno confrontarsi sono l’italiano, la matematica e l’inglese. Le prove per quest’anno scolastico non rappresenteranno requisiti di accesso agli esami finali: tuttavia circola l’ipotesi di utilizzare tali prove per l’ammissione degli studenti delle scuole superiori ai corsi universitari.

Il governo starebbe pensando di usare le Prove Invalsi per l’ammissione all’Università

Dal prossimo 1° marzo prenderanno avvio le prove Invalsi per le classi interessate, sia campione che non, secondo il calendario stabilito: ad eccezione delle classi campione, per cui le date di svolgimento si definiscono a livello nazionale, le scuole possono scegliere entro la finestra temporale indicata i giorni in cui somministrare i test ai propri studenti.

Dopo due anni di pausa, gli alunni delle scuole superiori svolgeranno le Prove Invalsi a partire dal 1° marzo e per tutto il mese: come per gli altri gradi di scuola, si dovranno confrontare con domande di italiano, matematica, per cui si prevede una durata di 120 minuti, e inglese, con 150 minuti disponibili. Le prove si svolgeranno computer based e coinvolgeranno circa 500mila studenti. Come stabilisce la relativa Ordinanza ministeriale, anche per il corrente anno scolastico, come per il 2020/21, le Prove non sono requisito di accesso per gli Esami di stato di maturità e terza media.

In base però a vari rumors e a quanto riporta il ‘Sole 24 ore’, circola l’idea di rendere le Prove Invalsi utilizzabili ai fini dell’ammissione ai corsi universitari: il governo, infatti, starebbe pensando di usare i risultati ottenuti dagli studenti per definire l’accesso all’Università. Il tutto parte dal presupposto che le prove sono obbligatorie e che potrebbero essere utili soprattutto per i corsi universitari a numero chiuso. Ancora nulla di definito e deciso, anche perché da sempre vi è stata tanta polemica in merito alle Prove, sia da parte dei docenti che delle famiglie.

Commento del sindacato FCL CGIL

In merito arriva subito il commento del sindacato FCL CGIL che, in un comunicato pubblicato sul proprio sito, evidenzia la pericolosità di una simile proposta, sottolineando che lo scopo delle Prove Invalsi è quella di una valutazione di sistema, ma non delle persone. Il sindacato infatti afferma: “L’idea […] di associare all’esito delle prove Invalsi, come certificazione delle competenze acquisite durante gli anni scolastici, il futuro percorso universitario è completamente sbagliata e da rifiutare, perché chiaro sintomo di un concetto di valutazione malato, affetto dalla tirannia dei numeri a cui è soggetta la nostra società e che non risparmia neanche i ministeri e il Governo”.

“Auspichiamo quindi che sia solo una boutade giornalistica e invitiamo invece il governo ed il Ministero a lavorare per definire un sistema di valutazione delle scuole efficace, chiaro, condiviso e trasparente, che rispetti la libertà di insegnamento, la sovranità in materia didattico-valutativa dei docenti e del collegio dei docenti e le autonomie scolastiche, e che fornisca al Parlamento tutti gli elementi necessari per valutare l’azione del ministero stesso e del governo nelle politiche scolastiche”.