Giustizia
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I docenti precari hanno gli stessi doveri dei loro colleghi di ruolo, con il medesimo carico di lavoro. Eppure, i supplenti risultano godere, il più delle volte, di meno diritti. Fra gli “handicap” dell’essere precario vi è la ricezione di 164 euro in meno sulla busta paga. Tale somma è relativa alla retribuzione professionale docenti prevista dall’articolo 7 del CCNL del 15.03.2001. Tuttavia, per motivi ancora oscuri, l’amministrazione riconosce tale cifra solamente agli insegnanti con contratto a tempo indeterminato.

Precari, per i giudici è estromissione illegittima

Molti giudici italiani si sono espressi sulla mancata ricezione dei 164 euro sullo stipendio dei supplenti. Per gli uomini di legge, tale estromissione risulta essere illegittima. Della stessa idea anche il Tribunale ordinario (sezione lavoro) di Modena, che ha condannato il Ministero dell’Istruzione al risarcimento di oltre 2mila euro, più “interessi legali o, se maggiore, rivalutazione monetaria” nei confronti di una maestra che ha stipulato “ripetuti contratti d’insegnamento a tempo determinato”. La stessa ha svolto incarichi di sostegno senza specializzazione, ma per il giudice questo non deve inficiare sullo stipendio della professionista.

Ricorso fondato e accolto

Secondo il giudice il ricorso della maestra è fondato e merita dunque accoglienza, sul principio dell’ordinanza della Corte di Cassazione n.20015/2018 che afferma: “l’art.7 del CCNL 153/2001 per il personale del comparto scuola, interpretato alla luce del principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, attribuisce al comma 1 la retribuzione professionale docenti a tutto il personale docente ed educativo, senza operare differenziazioni fra assunti a tempo indeterminato e determinato e fra le diverse tipologie di supplenze, sicché il successivo richiamo, contenuto nel comma 3, alle modalità stabilite dall’art. 25 del CCNI del 31/8/1999, deve intendersi limitato ai soli criteri di quantificazione e di corresponsione del trattamento accessorio”.

LA SENTENZA