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Una piaga indiscussa del sistema scolastico italiano è il precariato: da anni tantissimi precari, sia docenti che ATA, affollano le rispettive graduatorie nella speranza del conferimento di un incarico a tempo indeterminato. Senza questi supplenti, il funzionamento della scuola sarebbe di certo compromesso: eppure si continua ad alimentare il fenomeno della ‘supplentite’. Il sindacato Anief, sempre sensibile verso le problematiche dei precari della scuola, torna a richiedere l’indennità di incarico per il personale precario.

Tantissimi i precari della scuola, situazione peggiore rispetto ad altri Paesi

Il precariato è l’emblema di un malcostume che si perpetua da sempre nel sistema scolastico italiano: annualmente sono tantissimi i precari, tra docenti e ATA, che inseriti nelle rispettive graduatorie, aspettano il conferimento di un incarico a termine nella speranza di poter ricevere al più presto l’immissione in ruolo. È indiscusso che, senza questi lavoratori, la scuola italiana non potrebbe andare avanti e garantire un corretto funzionamento. Secondo i dati riportati dal sindacato Anief, a settembre 2021 “si è toccato il poco invidiabile nuovo record di oltre 200 mila supplenze annuali”: numeri non accettabili e non rispettosi nei confronti del servizio prestato da questi lavoratori.

Di recente anche il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa si è espresso in merito, stabilendo che l’Italia deve assorbire i lavoratori precari con contratti a tempo determinato ripetuti fino al termine delle attività didattiche. 

In un webinar organizzato nei giorni scorsi dal sindacato, il segretario generale Anief Giovanni Portuesila sottolinea che “la situazione dei precari nella scuola italiana è la peggiore al mondo: si inizia a lavorare mediamente a 30 anni; si fanno supplenze, a volte anche per 15-20 anni, con lo stesso stipendio, che non copre neanche l’inflazione e non comprende gli scatti di anzianità; una volta immessi in ruolo si cerca di fare carriera, ma sappiamo che, prima di 9 anni, non si può chiedere il primo aumento stipendiale e, in seguito, nella ricostruzione di carriera non è riconosciuto almeno un terzo del servizio prestato”.

Anief ribadisce l’importanza dell’indennità di incarico per tutti i supplenti

A tutti questi lavoratori precari occorre garantire dei diritti: uno di questo è l’indennità di incarico, vale a dire il risarcimento economico legato al fatto di essere precario e quindi alla conseguente necessità di essere risarcito per l’abuso dei contratti a tempo determinato. Già da tempo Anief punta su questo: nel corso del webinar, Portuesila ha infatti ribadito che il sindacato “sostiene con forza che i tempi sono oramai più che maturi per fare riconoscere un’indennità d’incarico, per chi ha avuto più di 24 mesi di contratto come precario.

È la stessa indennità che prevede la Cassazione: il sindacato si è sempre distinto per avere portato tutte le questioni dei precari (e non solo) in tribunale e oggi le dobbiamo portare ai tavoli contrattuali. Si tratta di una scommessa fondamentale sul valore degli insegnanti e di tutto il personale della scuola. Il danno della piaga della precarietà deve assolutamente essere rimosso, dal punto di vista giudiziario, legislativo e adesso anche contrattuale”, ha concluso il segretario generale Anief.