Stipendio supplenti
Stipendio supplenti

Stipendi personale supplente docente e ATA, è noto come ogni anno i contratti a tempo determinato, anziché diminuire, salgano di numero: anziché stabilizzare i docenti e il personale ATA che, da anni, stanno lavorando come precari della scuola, si ‘preferisce’ proseguire su questa strada, in direzione opposta a quelle che sono le direttive europee (70/1999).

Uno dei motivi per i quali lo Stato italiano non procede alla stabilizzazione di un precario è, indubbiamente, l’evidente risparmio economico che si produce negli emolumenti da corrispondere, ovvero gli stipendi. Quanto va a risparmiare lo Stato per ogni contratto a tempo indeterminato ‘mancato’?

Stipendi personale docente e ATA, la stabilizzazione dei precari non fa comodo: il calcolo sul risparmio dello Stato

Chi insegna da anni nelle nostre scuole o chi svolge altre mansioni ha diritto ad essere stabilizzato: lo dicono tutti ma le soluzioni continuano ad essere osteggiate, anche e soprattutto per questioni economiche. L’abuso nella reiterazione dei contratti a termine è stata già sanzionata sotto il profilo giuridico ma non c’è verso di operare in direzione opposta, ovvero con una riforma del reclutamento che preveda la stabilizzazione dei precari ‘storici’ della scuola.

Anief: ‘Ecco quanto ‘guadagna’ ogni anno lo Stato su ogni contratto ‘negato”

Anief ha sottolineato questo aspetto: lo Stato italiano preferisce lasciare un docente o un amministrativo su quattro nella condizione di ‘precario’, perché, in primo luogo, non intende rinunciare ad un evidente vantaggio economico. 

Il presidente del sindacato, Marcello Pacifico, ha snocciolato i numeri relativi al consistente risparmio dello Stato per ogni contratto a tempo indeterminato ‘mancato’: tanto per cominciare, ai docenti supplenti non vengono corrisposti 950 euro all’anno relativi alla RPD (Retribuzione Professionale Docenti), così come ai precari ATA con il CIA (Compenso Individuale Accessorio).

A queste cifre va sommata una media di 1.150 euro per la mancata monetizzazione delle ferie non godute. In più, vanno conteggiati 1.350 euro di stipendi non corrisposti relativi ai mesi estivi, almeno 1.300 euro di mancato aumento stipendiale e 1.250 euro circa di risarcimento per l’immissione in ruolo negata (nonostante le indicazioni europee per l’assunzione a tempo indeterminato automatica dopo 3 anni di servizio come supplente).

Pertanto, a conti fatti, si parla di un risparmio annuale, per ogni contratto ‘negato’, di circa 5.000 euro. Tale stima è stata realizzata da Anief sulla base delle diverse voci stipendiali che mancano nella busta paga del personale non di ruolo.