Aula di Tribunale
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I periodi di supplenza svolti dai precari della scuola, per legge, equivalgono a quelli prestati dai colleghi di ruolo. Eppure per il Ministero non è così. Eppure, questa differenza impedisce ai docenti di essere collocati in un livello stipendiale superiore. Ciò di fatto blocca l’aumento della retribuzione per un tempo maggiore, impedendo lo scatto stipendiale. Chiariamo il punto.

Scatti stipendiali: la normativa ministeriale è scorretta

Cosa prevede la normativa nazionale per il servizio di supplenza, svolto nei periodi di precariato? Il Ministero dell’Istruzione riconosce, a chi ha effettuato – nella scuola statale – almeno 180 giorni di servizio per anno scolastico o servizio continuativo dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale prima della stipula del contratto a tempo indeterminato:

  • integralmente il servizio pre-ruolo prestato nei primi 4 anni
  • il restante (ovvero dal 5° anno) solo nella misura dei 2/3 ai fini giuridici ed 1/3 ai fini economici.

La giurisprudenza, invece, sostiene che il comportamento del Ministero sia in aperto contrasto con le direttive comunitarie. Queste, infatti, impongono il principio di non discriminazione tra il servizio a tempo determinato e quello di ruolo.

Le sentenze dei tribunali

Ormai è assodato che chi presenta la questione in tribunale, ottiene il riconoscimento della pari dignità del servizio svolto da precari.

Di recente, il giudice del tribunale di Modena, su ricorso patrocinato da Anief, ha condannato il Ministero dell’Istruzione ‘a corrispondere a favore del ricorrente le differenze retributive dovute sulla base del calcolo dell’anzianità di servizio che sarebbe maturata in costanza dei rapporti di lavoro a termine allo stesso modo di quella riconosciuta, in relazione ai medesimi periodi, al corrispondente personale di ruolo”.

La sentenza del 1° marzo 2022 ha ricollocato un docente, nel frattempo entrato di ruolo, in una posizione stipendiale più alta, poiché maggiorata dalla considerazione dei 5 anni di servizio svolti da precario.

Quindi, chi ha alle spalle un lungo periodo di precariato, al momento della ricostruzione carriera, tramite tribunale, può ottenere il diritto ad essere collocato in una posizione stipendiale più alta.