Il sottosegretario all'Istruzione Sasso (Lega)
Il sottosegretario all'Istruzione Sasso (Lega)

Il decreto riaperture ha suscitato un’accesa polemica intorno alla questione dell’obbligo vaccinale dei docenti e del personale ATA previsto fino al 15 giugno 2022. Ma è soprattutto sugli insegnanti che è nata la querelle. Chi, infatti, tra loro non si sarà sottoposto alla vaccinazione dovrà ricoprire un ruolo diverso da quello dell’insegnamento, non potendosi ritrovare a contatto con gli alunni.

La mansione che verrà loro affidata non è nota, e in ogni caso, qualunque essa sia, sembrerebbe in contrasto con la professione stessa di insegnante. Senza contare che un’attività diversa da quella didattica non sarebbe nemmeno contemplata nel contratto. Al riguardo è intervenuto il Sottosegretario all’Istruzione leghista Rossano Sasso.

‘Docenti non vaccinati riammessi in servizio non possono essere demansionati’

Riportiamo di seguito le parole dell’On. Rossano Sasso, pubblicate oggi sulla sua pagina Facebook:

“In queste ore ne sto sentendo di tutti i colori da parte di opinionisti che il più delle volte conoscono poco della scuola, ipotesi fantasiose sull’utilizzo dei docenti non vaccinati riammessi in servizio: da chi li vorrebbe in segreteria a chi a fare vigilanza nei corridoi …

Vi do una notizia: il lavoro di un docente è diverso da quello di qualsiasi lavoratore pubblico e non si può modificare o peggio ancora, demansionare.

Se con la cessazione dello stato d’emergenza abbiamo previsto il rientro al lavoro dei docenti sospesi poiché non vaccinati, non possiamo impedirgli di fare il proprio lavoro: insegnare.

Come si può annullare la sospensione, reintegrare in servizio e impedire di entrare in classe? È un cortocircuito giuridico (e non solo) che inoltre ha un costo: per ciascuno di loro viene nominato un supplente, quindi due stipendi per un unico posto di lavoro! 30 milioni di euro.

Una decisione a mio avviso priva di logica sanitaria e scientifica, figlia di un periodo che speriamo di lasciarci alle spalle per sempre.

E poi, mi chiedo: visto che si è deciso di retribuirli e riammetterli in servizio, non sarebbe più sensato farli lavorare davvero, magari previo tampone negativo ogni 72 ore, come accadeva in precedenza e come avviene per altri lavoratori? Delle due l’una: o per coerenza si nega totalmente il loro rientro a scuola e quindi si continua sulla linea (che io non condivido) dei Ricciardi, Speranza ecc. che pensano di essere ancora nel 2020, o si consente a queste persone di poter lavorare, con tutte le cautele del caso, e restituiamo definitivamente serenità alla comunità scolastica.”